che dire? e meno male che il precedente articolo di dado non era una tesi di laurea... le informazioni riportate sono nella maggior parte errate o falsate. La cosa devo dire mi preoccupa parecchio perche' la fonte indiretta del buon dado sono io...ora i casi sono due o non mi ascolta o e' totalmente pazzo... come dice mr. D? tutto il precedente articolo era la raffinata dimostrazione che il linguaggio e' una trappola per la comprensione e che tutto puo' risultare credibile se lo si scrive in modo convincente?
Diabolico Mr.D diabolico!
mi consenta cmq di correggere almeno alcune delle sue de-informazioni:
la faccenda della galera per orsi e' vera, l'orso che si avvicina troppo in citta' se non si fa convincere dagli spari a salve a girare a largo viene addormentato e portato in galera, da li dopo una breve permanenza vince il famoso volo in elicottero. verra' scaricato a 30 km di distanza dalla citta' nella speranza che nella sua mente non si sia depositato il percorso fra la tundra e le ciambelle di gipsy.
l'esploratore che nel 19esimo secolo si fece la protesi a zampa non si limito' a farsene una. dato che aveva perso entrambi i piedi se ne fece due!
e ora il vero pezzo di bravura del precedente articolo:
la faccenda dei cani dal culo glabro che temo abbia lasciato perplesso piu' d'uno dei nostri lettori (da qui il silenzio dei commenti...) a essere delicati nel retro polpaccio non sono i cani ma gli orsi! infatti se cercate di colpire l'orso ovunque, lo strato di grasso che lo ricopre e' tale da creare una barriera quasi invulnerabile, il suo solo tallone d'achille e' manco a dirlo il tallone! in caso di assalto da parte di un orso i cani di solito cercano quindi di morderli dietro le zampe. i risultati dell scontro restano in ogni caso incerti...
il bello del suo post mr.D e' che la sola cosa davvero vera e' l'episodio del finto quanto astuto avvistamento d'orso per svuotare il ristorante...
paradossale no?
domenica 19 dicembre 2010
martedì 7 dicembre 2010
Quasi tutto quello che si legge sugli orsi polari é interessante, ma non tutto é vero.
Prendiamo due grandi classici della informazione. Up Here e il Corriere della Sera.
Up Here, la rivista dei territori del nord, vetrina dei talenti nativi e delle possibilita' turistiche di una parte del Canada spesso ignorata ma che é pari a meta' della sua estensione, non rammento in che mese, dedicava un articolo verita', su un pioniere che, credo sul finire del diciannovesimo secolo, in seguito ad ibernazione ed amputazione di un arto inferiore si era creato una protesi con una zampa d'orso. La protesi in questione si era rivelata utilissima sui terreni del nord e decisamente migliore di qualsiasi altro surrogato di un piede umano.
Il tizio pero' e non poteva essere altrimenti, lasciava sulla neve tracce equivoche. Altri pioneri e cacciatori presero a temere uno strano orso, con una zampa sola, che evidentemente non disdegnava sortite sporadiche ai limiti dell'ecumene.
Mi rendo conto che i riferimenti da me forniti sono molto vaghi, ma questa non é una tesi di laurea e la bibliografia, cosi, come la citazione puo' essere sommaria.
E veniamo al Corriere della sera che intorno alla fine di ottobre, dedicava un articolo sugli orsi polari di Churchill!
La condivisione di spazi e cibo fra orsi e cani da slitta veniva citata, mi pare di capire ( come sopra non ho letto l'articolo, che mi é stato riportato da fonte orale indiretta ) come esempio di fratellanza animale.
Quello che forse non veniva chiarito nell'articolo era che i cani in questione avevano la zona degli arti inferiori e del sedere debitamente tosata. Spiegazione: caso mai l'orso si ricordasse di essere carnivoro, se addentati in loco, i cani da slitta si sarebbero ricordati, abbastanza in fretta, di non avere mai avuto nulla da spartire cogli orsi.
Va da sé che i cani non si tosano da soli, e anche qui é ravvisabile l'opera dell'uomo, che tosa il cane in una zona sensibile ed esposta, sapendo che un morso (di orso) che si facesse strada attraverso la pelliccia ( del cane) sarebbe registrato dal suo migliore amico ( ancora il cane di cui sopra, amico dell'uomo intendo) con un ritardo letale.
Cosa spinge cani ed orsi a starsene assieme dunque, visto che i rapporti paiono per lo meno tesi? I cani secondo me, ne farebbero anche a meno. Ricordiamo per inciso che i cuccioli di orso sono una delle prede ambite dai lupi, che coi cani avranno pure qualcosa a che fare.
Tutto si spiega in termini di legge. Non la legge naturale e nemmeno quella della domanda e della offerta, ma la legge-legge, quella che veniva infranta nella celebre canzone dei Clash.
La legge stabilisce che non si possono nutrire gli orsi.: né quelli polari , né gli altri.
Ma non vieta di nutrire i propri Husky e che incidentalmente parte del cibo sia recuperata dagli orsi.
Quanto devono mangiare questi Husky direte voi.
Sapere che c'é un orso costantemente presente nella vostra proprieta' satollo di cibo e quindi non pericoloso, vi rende, a Churchill, un uomo ricco, popolare e richiesto,perché la citta' vive e si regge sulla caccia fotografica all'animale.
Complimenti a chi lo ha capito, si é fatto il suo commercio e nemmeno infrange la legge.
Senza scomodare la stampa specializzata ho raccolto un paio di notizie sugli orsi polari attivi a Churchill. Le cito a riprova del fatto che l' argomento piace, é inesauribile e quello che ci viene ufficialmente detto é quasi sempre rimaneggiato:
Prima: viaggiano in elicottero e vanno in prigione.
Incredibile ma vero. L'orso recidivo che si avvicina una seconda volta all'abitato viene messo in una apposita prigione (per orsi naturalmente!) fuori citta' e liberato in primavera.
Il trasbordo viene fatto infagottando l'animale in una rete speciale e particolarmente resistente. Il fardello é spostato dal luogo dell'arresto alla galera da un elicottero.
Seconda: gli orsi si aggirano in citta'. Pare che uno, tempo fa, si sia autosegregato nel locale rifiuti del ristorante pasticceria Gipsy, aprendosi un varco con una potente zampata.
Dubbia, dico la notizia, perché lo staff del citato ristorante é noto per essere riuscito a liberarsi di un gruppo di turisti ancora impegnati nell'atto di rifocillarsi,cosi' da potere accogliere un altro gruppo (e raddoppiare le entrate della giornata), propio lasciando strisciare a mezza voce tra i tavoli affollati, la notizia -falsa- che un orso ansioso di farsi fotografare, zampettava libero in citta'.
Corollario paradossale: pare che qualcuno dei turisti l'abbia veramente incontrato e anche fotografato.
Terza:
Davide.
Prendiamo due grandi classici della informazione. Up Here e il Corriere della Sera.
Up Here, la rivista dei territori del nord, vetrina dei talenti nativi e delle possibilita' turistiche di una parte del Canada spesso ignorata ma che é pari a meta' della sua estensione, non rammento in che mese, dedicava un articolo verita', su un pioniere che, credo sul finire del diciannovesimo secolo, in seguito ad ibernazione ed amputazione di un arto inferiore si era creato una protesi con una zampa d'orso. La protesi in questione si era rivelata utilissima sui terreni del nord e decisamente migliore di qualsiasi altro surrogato di un piede umano.
Il tizio pero' e non poteva essere altrimenti, lasciava sulla neve tracce equivoche. Altri pioneri e cacciatori presero a temere uno strano orso, con una zampa sola, che evidentemente non disdegnava sortite sporadiche ai limiti dell'ecumene.
Mi rendo conto che i riferimenti da me forniti sono molto vaghi, ma questa non é una tesi di laurea e la bibliografia, cosi, come la citazione puo' essere sommaria.
E veniamo al Corriere della sera che intorno alla fine di ottobre, dedicava un articolo sugli orsi polari di Churchill!
La condivisione di spazi e cibo fra orsi e cani da slitta veniva citata, mi pare di capire ( come sopra non ho letto l'articolo, che mi é stato riportato da fonte orale indiretta ) come esempio di fratellanza animale.
Quello che forse non veniva chiarito nell'articolo era che i cani in questione avevano la zona degli arti inferiori e del sedere debitamente tosata. Spiegazione: caso mai l'orso si ricordasse di essere carnivoro, se addentati in loco, i cani da slitta si sarebbero ricordati, abbastanza in fretta, di non avere mai avuto nulla da spartire cogli orsi.
Va da sé che i cani non si tosano da soli, e anche qui é ravvisabile l'opera dell'uomo, che tosa il cane in una zona sensibile ed esposta, sapendo che un morso (di orso) che si facesse strada attraverso la pelliccia ( del cane) sarebbe registrato dal suo migliore amico ( ancora il cane di cui sopra, amico dell'uomo intendo) con un ritardo letale.
Cosa spinge cani ed orsi a starsene assieme dunque, visto che i rapporti paiono per lo meno tesi? I cani secondo me, ne farebbero anche a meno. Ricordiamo per inciso che i cuccioli di orso sono una delle prede ambite dai lupi, che coi cani avranno pure qualcosa a che fare.
Tutto si spiega in termini di legge. Non la legge naturale e nemmeno quella della domanda e della offerta, ma la legge-legge, quella che veniva infranta nella celebre canzone dei Clash.
La legge stabilisce che non si possono nutrire gli orsi.: né quelli polari , né gli altri.
Ma non vieta di nutrire i propri Husky e che incidentalmente parte del cibo sia recuperata dagli orsi.
Quanto devono mangiare questi Husky direte voi.
Sapere che c'é un orso costantemente presente nella vostra proprieta' satollo di cibo e quindi non pericoloso, vi rende, a Churchill, un uomo ricco, popolare e richiesto,perché la citta' vive e si regge sulla caccia fotografica all'animale.
Complimenti a chi lo ha capito, si é fatto il suo commercio e nemmeno infrange la legge.
Senza scomodare la stampa specializzata ho raccolto un paio di notizie sugli orsi polari attivi a Churchill. Le cito a riprova del fatto che l' argomento piace, é inesauribile e quello che ci viene ufficialmente detto é quasi sempre rimaneggiato:
Prima: viaggiano in elicottero e vanno in prigione.
Incredibile ma vero. L'orso recidivo che si avvicina una seconda volta all'abitato viene messo in una apposita prigione (per orsi naturalmente!) fuori citta' e liberato in primavera.
Il trasbordo viene fatto infagottando l'animale in una rete speciale e particolarmente resistente. Il fardello é spostato dal luogo dell'arresto alla galera da un elicottero.
Seconda: gli orsi si aggirano in citta'. Pare che uno, tempo fa, si sia autosegregato nel locale rifiuti del ristorante pasticceria Gipsy, aprendosi un varco con una potente zampata.
Dubbia, dico la notizia, perché lo staff del citato ristorante é noto per essere riuscito a liberarsi di un gruppo di turisti ancora impegnati nell'atto di rifocillarsi,cosi' da potere accogliere un altro gruppo (e raddoppiare le entrate della giornata), propio lasciando strisciare a mezza voce tra i tavoli affollati, la notizia -falsa- che un orso ansioso di farsi fotografare, zampettava libero in citta'.
Corollario paradossale: pare che qualcuno dei turisti l'abbia veramente incontrato e anche fotografato.
Terza:
Davide.
ProgettoChurchill
due righe di commento, ormai un po sfalzate per chiudere il progetto churchill. L'idea della foto giornaliera, del diario a immagini emotive (ovviamente legato alle geografie emotive del buon dado) si e' concluso con mia personale soddisfazione
Alcune foto certo per voi non vorranno dire nulla per esempio cosa ci fa un palloncino arancione che levita vicino alla tv? o perche' scattare la foto alle previsioni del tempo ?
anche questi scatti antiestetici e pigri danno il senso di giornate ghiacciate o troppo mogie o semplicemente troppo stanche per meritare una foto all' aperto, e la dove invece, nonostante le intemperie, il rischio di incontrare orsi o il vento del polo nord che spazzava la baia, ci sono scatti di roccie, neve , tramonti o marine, be li' resta la traccia di una passeggiata, di un dopo lavoro, di uno spazio solo mio per scoprire le surreale churchill
come dice signor D?
////XXXX====+++++///""""!!!!&****
si ,si lo so anche il progetto sui suoni di churchill sarebbe stato molto figo, ma qui sul blog non c' e' l' opzione musicale quindi i nostri cari lettori non avranno mai un' idea del suono della sirena antiorso delle 10 pm, ne del vento che fa vibrare vetri e pavimento ne degli spari di avvertimento e soprattutto, fortunati loro, potranno ignorare il campanello della cucina!
Alcune foto certo per voi non vorranno dire nulla per esempio cosa ci fa un palloncino arancione che levita vicino alla tv? o perche' scattare la foto alle previsioni del tempo ?
anche questi scatti antiestetici e pigri danno il senso di giornate ghiacciate o troppo mogie o semplicemente troppo stanche per meritare una foto all' aperto, e la dove invece, nonostante le intemperie, il rischio di incontrare orsi o il vento del polo nord che spazzava la baia, ci sono scatti di roccie, neve , tramonti o marine, be li' resta la traccia di una passeggiata, di un dopo lavoro, di uno spazio solo mio per scoprire le surreale churchill
come dice signor D?
////XXXX====+++++///""""!!!!&****
si ,si lo so anche il progetto sui suoni di churchill sarebbe stato molto figo, ma qui sul blog non c' e' l' opzione musicale quindi i nostri cari lettori non avranno mai un' idea del suono della sirena antiorso delle 10 pm, ne del vento che fa vibrare vetri e pavimento ne degli spari di avvertimento e soprattutto, fortunati loro, potranno ignorare il campanello della cucina!
venerdì 3 dicembre 2010
L`ASSURDO NON DEMORDE
Se siete d'accordo il titolo per il precedente paragrafo potrebbe essere : Geografia emotiva. Eh? Niente male davvero.
Ma si`:la geografia emotiva ...quella per cui il Gatineau Park in Quebec, alla fine ci ricorda un mix tra Velate e la Palude Brabbia e cio' che é lontano finisce coll'essere vicino, cosi' come cio`che ci appare vicino é in realta' molto lontano.
Come c'é una geografia emotiva, c`é pure una cronologia inversa.
Non vi piace il termine? Proviamo allora con metereologia accellerata/ritardata.
Trattasi di unàltra voce nella rubrica del paradossale.
Scendendo dal Manitoba all' Ontario si é passati da un deciso e profondo inverno ad un fine autunno senza foglie: come se il tempo si fosse riavvolto all'indietro.
Non so voi, ma io sono abituato a trovare la primavera dopo l'inverno, non certo l'autunno.
Chiaro che qui si tratta di stati d'animo o stati emotivi e non sono certo io quello che vuole fare il sentimentale. Ma lo scopo era un altro: mostrare che da questo assurdo non si esce.
Un esempio potrebbe essere Churchill.
Beh a Churchill non c`é niente di normale, ma mi limitero' ad un solo esempio. Nelle acque della baia é arenata una nave che appartenne a Mussolini. Stranamente arrivo'qui ben dopo la morte del duce, penso negli anni sessanta. Cio' nonostante resta il fatto che in un posto chiamato Churchill ci sia la barca di Mussolini!
Cazzo é come se all'ingresso di una ciclabile`dedicata a Roosvelt fosse esibita la bicicletta di Hitler!"
Davide
Se siete d'accordo il titolo per il precedente paragrafo potrebbe essere : Geografia emotiva. Eh? Niente male davvero.
Ma si`:la geografia emotiva ...quella per cui il Gatineau Park in Quebec, alla fine ci ricorda un mix tra Velate e la Palude Brabbia e cio' che é lontano finisce coll'essere vicino, cosi' come cio`che ci appare vicino é in realta' molto lontano.
Come c'é una geografia emotiva, c`é pure una cronologia inversa.
Non vi piace il termine? Proviamo allora con metereologia accellerata/ritardata.
Trattasi di unàltra voce nella rubrica del paradossale.
Scendendo dal Manitoba all' Ontario si é passati da un deciso e profondo inverno ad un fine autunno senza foglie: come se il tempo si fosse riavvolto all'indietro.
Non so voi, ma io sono abituato a trovare la primavera dopo l'inverno, non certo l'autunno.
Chiaro che qui si tratta di stati d'animo o stati emotivi e non sono certo io quello che vuole fare il sentimentale. Ma lo scopo era un altro: mostrare che da questo assurdo non si esce.
Un esempio potrebbe essere Churchill.
Beh a Churchill non c`é niente di normale, ma mi limitero' ad un solo esempio. Nelle acque della baia é arenata una nave che appartenne a Mussolini. Stranamente arrivo'qui ben dopo la morte del duce, penso negli anni sessanta. Cio' nonostante resta il fatto che in un posto chiamato Churchill ci sia la barca di Mussolini!
Cazzo é come se all'ingresso di una ciclabile`dedicata a Roosvelt fosse esibita la bicicletta di Hitler!"
Davide
mercoledì 1 dicembre 2010
no cari amici, non intendo tediarvi con la televisione, né gettare altro veleno sulla lontana Vancouver.
Molti di voi non hanno mancato di notarlo, non si é molto parlato di altri posti e molte foto di Chiara restano sguarnite di commento.
Ecco, allora quanto mi propongo: sceglierne un paio e spendere due parole sul posto in cui sono state scattate. Non sono fra le piu' recenti, ma credetimi questo post ha avuto una lunga gestazione. Per voi puo' essere una occasione per rivedere le vecchie foto con una chiave interpretativa diversa.
Squamish in BC é il paradiso del rocciatore. Gli addetti all'ufficio turistico non vedono alternative o scalate o potete tornavene a casa, magari a Vancouver Nord che é a tre quarti d'ora di pulman.
Volete camminare nei boschi?
Prendete la macchina e dirigetivi al Garibaldi national park o alla vicina Wishtler, che prende il nome dal fischio delle marmotte, il che é garanzia bucolica mica da ridere oltre che un bel tributo alla onomatopea.
Quale macchina? Ho detto che voglio camminare!
Squamish ha montagne quasi tutto attorno perché é anche porto. Piccolo porto invero, minuscolo. Quindi uno spazio del suo orizzonte é occupato dall'oceano.
Solo se siete molto fortunati al centro informazioni nell'incredulita' generale sul fatto che si possa venire in citta' senza essere rocciatori e senza automobile qualcuno di sfuggita avra' menzionato le wet lands. Le paludi.
Le paludi si estendono tra la costa e la montagna, aggirando la citta' in modo discreto e valgono bene le pareti di roccia. Parte del loro fascino é legata alla loro dimensione dimessa: lambiscono un quartiere di recente costruzione, si insinuano fra i binari di un distaccamento della ferrovia, confinano con il parco di archeologia industriale. Parte é dovuta alla invertita proporzione fra terra e acqua, combinazione che spesso qui a Squamish vede la preponderanza strutturale e quantitativa di quest'ultimo elemento : si tratta in pratica di sentieri di terra e foglie tenuti assieme dalle radici di alberi possenti. Giusto un filo di terra su cui camminare.
Un altro posto sempre in British Columbia, degno di nota é Prince Rupert. La cittadina in sé é molto modesta. Come Gallarate di questi tempi, anch'essa é frequentata dai cervi e non ce ne si puo' stupire giacché é in mezzo alle foreste. Quello che la rende a suo modo unica é l'arrivo della nebbia dalla parte dell'oceano. Questa nebbia é cosi'spessa e compatta che il suo incedere ha i tratti dell'avanzata. Avanza e cancella. Una parte della citta' é ancora li' e poi lentamente non c'é piu'.
Squamish e Prince Rupert, sono paradigmatici di un sentimento complesso per cui fatico a trovare un nome. Di esso riesco solo a dire che presenta una dose massiccia di paradossalita'.
Nelle paludi mi metto a pensare che sembra di camminare proprio nelle tavole che Sergio Toppi dedica alla Florida (!) in un albo a lui affidato della serie Un uomo una avventura. Proprio di muoversi da una tavola all'altra, di disegno in disegno, come faceva fare Kurosawa in Sogni al suo protagonista servendosi delle opere di Van Gogh.
A Prince Rupert l'incedere della nebbia non puo' non richiamare alla mente il vecchio film di Carpenter ad essa dedicato.
In un luogo si assapora un altro luogo che é un luogo narrativo.
Si ha la sensazione di esserci gia'stati, ma ci si é stati solo colla mente e non propio li'.
A voi la conclusione.
PS: caro Wolf a proposito di cose strane, surreali e paradossali che segnano il blog canadese: il lupo scrive dei cervi! Pensa che io volevo fare un post sulle volpi!
Davide
Molti di voi non hanno mancato di notarlo, non si é molto parlato di altri posti e molte foto di Chiara restano sguarnite di commento.
Ecco, allora quanto mi propongo: sceglierne un paio e spendere due parole sul posto in cui sono state scattate. Non sono fra le piu' recenti, ma credetimi questo post ha avuto una lunga gestazione. Per voi puo' essere una occasione per rivedere le vecchie foto con una chiave interpretativa diversa.
Squamish in BC é il paradiso del rocciatore. Gli addetti all'ufficio turistico non vedono alternative o scalate o potete tornavene a casa, magari a Vancouver Nord che é a tre quarti d'ora di pulman.
Volete camminare nei boschi?
Prendete la macchina e dirigetivi al Garibaldi national park o alla vicina Wishtler, che prende il nome dal fischio delle marmotte, il che é garanzia bucolica mica da ridere oltre che un bel tributo alla onomatopea.
Quale macchina? Ho detto che voglio camminare!
Squamish ha montagne quasi tutto attorno perché é anche porto. Piccolo porto invero, minuscolo. Quindi uno spazio del suo orizzonte é occupato dall'oceano.
Solo se siete molto fortunati al centro informazioni nell'incredulita' generale sul fatto che si possa venire in citta' senza essere rocciatori e senza automobile qualcuno di sfuggita avra' menzionato le wet lands. Le paludi.
Le paludi si estendono tra la costa e la montagna, aggirando la citta' in modo discreto e valgono bene le pareti di roccia. Parte del loro fascino é legata alla loro dimensione dimessa: lambiscono un quartiere di recente costruzione, si insinuano fra i binari di un distaccamento della ferrovia, confinano con il parco di archeologia industriale. Parte é dovuta alla invertita proporzione fra terra e acqua, combinazione che spesso qui a Squamish vede la preponderanza strutturale e quantitativa di quest'ultimo elemento : si tratta in pratica di sentieri di terra e foglie tenuti assieme dalle radici di alberi possenti. Giusto un filo di terra su cui camminare.
Un altro posto sempre in British Columbia, degno di nota é Prince Rupert. La cittadina in sé é molto modesta. Come Gallarate di questi tempi, anch'essa é frequentata dai cervi e non ce ne si puo' stupire giacché é in mezzo alle foreste. Quello che la rende a suo modo unica é l'arrivo della nebbia dalla parte dell'oceano. Questa nebbia é cosi'spessa e compatta che il suo incedere ha i tratti dell'avanzata. Avanza e cancella. Una parte della citta' é ancora li' e poi lentamente non c'é piu'.
Squamish e Prince Rupert, sono paradigmatici di un sentimento complesso per cui fatico a trovare un nome. Di esso riesco solo a dire che presenta una dose massiccia di paradossalita'.
Nelle paludi mi metto a pensare che sembra di camminare proprio nelle tavole che Sergio Toppi dedica alla Florida (!) in un albo a lui affidato della serie Un uomo una avventura. Proprio di muoversi da una tavola all'altra, di disegno in disegno, come faceva fare Kurosawa in Sogni al suo protagonista servendosi delle opere di Van Gogh.
A Prince Rupert l'incedere della nebbia non puo' non richiamare alla mente il vecchio film di Carpenter ad essa dedicato.
In un luogo si assapora un altro luogo che é un luogo narrativo.
Si ha la sensazione di esserci gia'stati, ma ci si é stati solo colla mente e non propio li'.
A voi la conclusione.
PS: caro Wolf a proposito di cose strane, surreali e paradossali che segnano il blog canadese: il lupo scrive dei cervi! Pensa che io volevo fare un post sulle volpi!
Davide
domenica 28 novembre 2010
PUNTUALIZZIAMO
Cari amici, forse qualcuno di voi, certo non Corradine che mi sembra piuttosto preparato sull'argomento, si sara' chiesto cosa esattamente sia Tim Horton's. Dicesi Tim Horton una catena atta alla vendita e al consumo in loco e non, di caffe' e biscotti finto-caserecci; buoni comunque. Essendo un'istituzione tipicamente canadese, forse l'unica tolte le giubbe rosse, gli indigeni ne sono fieri assai. Perche' un centro abitato possa avere il suo Tim Horton sono necessari almeno 10000 abitanti. Mc Donald's, giusto per rendere l'idea, si accontenta di 5000 anime.
I centri piu' piccoli se lo pigliano in quel posto e non parlo di caffé e biscotto.
Nei centri in linea coi requisiti demografici a pigliarselo li' é chi vuole aprire un esercizio indipendente, perché il rapporto prezzo qualita' avvantaggia la gia' citata catena.
C'é una morale? Sicuramente si'. Quale? Non lo so, fate voi.
Qualcuno invece ha sollevato un quesito legittimo e mica da ridere. Come distinguere un coyote da un lupo? Il primo é di dimensioni leggermente inferiori, ha orecchie e muso piu' aguzzi e viaggia a coda bassa. E con questo spero aver concluso l'argomento coyotes o coyoti che dir si voglia.
La tv canadese. Chiara vi ha gia' trattenuti sull'argomento, tuttavia volevo dire la mia.
Immagino per esempio un bambino in balia della scatola magica che dalle 16 del pomeriggio é brillantemente intrattenuto da un programma sulle perversioni sessuali che prosegue fino alle 23 quando finalmente incomincia South Park.
Un cartone che va in onda nella stessa fascia oraria é Spounge Bob. Trattasi di una spugna. Ora un bambino puo' immedesimarsi con tutto, ma cazzo... una spugna! La prossima volta fate un cartone su un tostapane o sul tubetto del dentifricio gia' che ci siete.
Fosse disegnato bene, almeno ! Macché: un parallelepipedo con occhi enormi, naso prominente e due paia di esili propaggini: gambe e braccia.
Bene, sono un bambino: preferuisco il programma sulle perversioni, almeno me la tiro all'asilo o al catechismo.
Se non sono un bambino , cambiando canale, ho la possibilita' di imbattermi nel Fuggitivo. Come ieri, l'altro ieri e l'altro ieri ancora. Parlo proprio del film, quello con H. Ford. Film del mese. Mattina, pomeriggio, sera. E ci va bene che é un film discreto.
Bambino o adulto ne ho piene le palle del fuggitivo dopo averlo visto in tutte le ore del giorno, cambio canale. Che cazzo ci fa questo tipo vestito da metallaro fra gli alligatori? Pensa di prenderli a borchiate? Purtroppo si', non per niente il programma ( credo americano ) é Exterminator. No, non Terminator (il quarto episodio del quale é gettonatissimo, anche se non come il fuggitivo), EXTERMINATOR, la storia di un tizio vestito da metallaro che disinfesta. Disinfesta?Vespe, serpenti, procioni albini, alligatori...
E su questo vi saluto.
Non voglio perdermi la scena in cui Harrison Ford salta dalla diga.
davide
Cari amici, forse qualcuno di voi, certo non Corradine che mi sembra piuttosto preparato sull'argomento, si sara' chiesto cosa esattamente sia Tim Horton's. Dicesi Tim Horton una catena atta alla vendita e al consumo in loco e non, di caffe' e biscotti finto-caserecci; buoni comunque. Essendo un'istituzione tipicamente canadese, forse l'unica tolte le giubbe rosse, gli indigeni ne sono fieri assai. Perche' un centro abitato possa avere il suo Tim Horton sono necessari almeno 10000 abitanti. Mc Donald's, giusto per rendere l'idea, si accontenta di 5000 anime.
I centri piu' piccoli se lo pigliano in quel posto e non parlo di caffé e biscotto.
Nei centri in linea coi requisiti demografici a pigliarselo li' é chi vuole aprire un esercizio indipendente, perché il rapporto prezzo qualita' avvantaggia la gia' citata catena.
C'é una morale? Sicuramente si'. Quale? Non lo so, fate voi.
Qualcuno invece ha sollevato un quesito legittimo e mica da ridere. Come distinguere un coyote da un lupo? Il primo é di dimensioni leggermente inferiori, ha orecchie e muso piu' aguzzi e viaggia a coda bassa. E con questo spero aver concluso l'argomento coyotes o coyoti che dir si voglia.
La tv canadese. Chiara vi ha gia' trattenuti sull'argomento, tuttavia volevo dire la mia.
Immagino per esempio un bambino in balia della scatola magica che dalle 16 del pomeriggio é brillantemente intrattenuto da un programma sulle perversioni sessuali che prosegue fino alle 23 quando finalmente incomincia South Park.
Un cartone che va in onda nella stessa fascia oraria é Spounge Bob. Trattasi di una spugna. Ora un bambino puo' immedesimarsi con tutto, ma cazzo... una spugna! La prossima volta fate un cartone su un tostapane o sul tubetto del dentifricio gia' che ci siete.
Fosse disegnato bene, almeno ! Macché: un parallelepipedo con occhi enormi, naso prominente e due paia di esili propaggini: gambe e braccia.
Bene, sono un bambino: preferuisco il programma sulle perversioni, almeno me la tiro all'asilo o al catechismo.
Se non sono un bambino , cambiando canale, ho la possibilita' di imbattermi nel Fuggitivo. Come ieri, l'altro ieri e l'altro ieri ancora. Parlo proprio del film, quello con H. Ford. Film del mese. Mattina, pomeriggio, sera. E ci va bene che é un film discreto.
Bambino o adulto ne ho piene le palle del fuggitivo dopo averlo visto in tutte le ore del giorno, cambio canale. Che cazzo ci fa questo tipo vestito da metallaro fra gli alligatori? Pensa di prenderli a borchiate? Purtroppo si', non per niente il programma ( credo americano ) é Exterminator. No, non Terminator (il quarto episodio del quale é gettonatissimo, anche se non come il fuggitivo), EXTERMINATOR, la storia di un tizio vestito da metallaro che disinfesta. Disinfesta?Vespe, serpenti, procioni albini, alligatori...
E su questo vi saluto.
Non voglio perdermi la scena in cui Harrison Ford salta dalla diga.
davide
sabato 27 novembre 2010
zapping (culturale)
se il palinsensto culinartelevisivo non bastasse a dare il polso della situazione ecco qualche altra piccola chicca della scatola magica
disarmante la pubblicita' del nuovo modello di barbie che al posto delle normali poppe stratosferiche ha una videocamera... (non tremate le poppe ci sono cmq) certo che cosi' equipaggiata fa sembrare J. bond un dilettante. M dovrebbe andare alla mattel e imparare
altra cosa abbastanza sconcertante e' il programma little people, io sulle prime credevo fosse sulle culture native invece ho scoperto essere un programma sui nani...
il concetto di tv realta' qui va per la maggiore ed ecco il programma sui peggio automobilisti o quello sul piu' bel matrimonio nonche' la sfida alla torta piu' coreografica di the cake boss pasticcere italo americano che crea in ogni puntata torte megagalattiche dalle forme piu' strane tipo plastici di citta' o cani in dimensioni 1 a 1...
l'imressione generale e' che qui si annoino di brutto...
come dice mr. D?
+++++++___-----=====!!
be certo fare gli stessi film a ripetizione piu' volte al giorno per un mese intero non aiuta a rompere la monotonia...
per fortuna per quello ci sono i coyote!
disarmante la pubblicita' del nuovo modello di barbie che al posto delle normali poppe stratosferiche ha una videocamera... (non tremate le poppe ci sono cmq) certo che cosi' equipaggiata fa sembrare J. bond un dilettante. M dovrebbe andare alla mattel e imparare
altra cosa abbastanza sconcertante e' il programma little people, io sulle prime credevo fosse sulle culture native invece ho scoperto essere un programma sui nani...
il concetto di tv realta' qui va per la maggiore ed ecco il programma sui peggio automobilisti o quello sul piu' bel matrimonio nonche' la sfida alla torta piu' coreografica di the cake boss pasticcere italo americano che crea in ogni puntata torte megagalattiche dalle forme piu' strane tipo plastici di citta' o cani in dimensioni 1 a 1...
l'imressione generale e' che qui si annoino di brutto...
come dice mr. D?
+++++++___-----=====!!
be certo fare gli stessi film a ripetizione piu' volte al giorno per un mese intero non aiuta a rompere la monotonia...
per fortuna per quello ci sono i coyote!
venerdì 12 novembre 2010
zapping
fa freddo, il vento spira in media a 40 km/h e alle 4 di pomeriggio e' buio... che fare???ma certo diamo un'occhiata alla scatola magica specchio della nostra epoca.
la televisione canadese e' fondamentalmente la telvisione americana, messa cosi'la cosa risulta poco promettente, lo so, ma ve l'ho detto, fa un freddo becco e e poi ci sono gli orsi in giro (...), quindi...
un programma inimmaginabile e' "Obesa e incinta" che senza andare troppo per le lunghe segue le gravidanze di donne enormi e mostra tutti i possibili danni per mamma e prole. Un altro altrettanto disarmente e' "The big loser" ancora una volta il problema peso ha la sua parte e in questo caso i nostri protagonisti si sottopongono a prove di resistenza fisica a eliminazione diretta oltre a segure massacranti sedute di ginnastica e piangere spesso.
per restare in argomento cibo c'e "the freaky eater" sulle perversioni alimentari: da quelli che mangiano 50 hamburger al giorno a chi beve solo ed esclusivamente coca cola a chi mangia carne cruda...
ciliegina sulla torta "Man vs Food". Il presentatore gira per tutti gli Usa alla ricerca delle peggio merde prodotte dalla cucina statunitense: Il burrito piu' grosso del mondo, le ali di pollo piu' piccanti, l'hamburger grande come una testa umana e via dicendo. la sfida del titolo e' riuscire a mangiare le pantagrueliche porzioni ( di solito in un tempo prestabilito) o sopravvivere ai gradi di piccantezza piu' malsani. la domenica fanno lo speciale dolci...
guardare queste cose prima di pranzo e' come potrete immaginare illuminante.
fine prima parte
la televisione canadese e' fondamentalmente la telvisione americana, messa cosi'la cosa risulta poco promettente, lo so, ma ve l'ho detto, fa un freddo becco e e poi ci sono gli orsi in giro (...), quindi...
un programma inimmaginabile e' "Obesa e incinta" che senza andare troppo per le lunghe segue le gravidanze di donne enormi e mostra tutti i possibili danni per mamma e prole. Un altro altrettanto disarmente e' "The big loser" ancora una volta il problema peso ha la sua parte e in questo caso i nostri protagonisti si sottopongono a prove di resistenza fisica a eliminazione diretta oltre a segure massacranti sedute di ginnastica e piangere spesso.
per restare in argomento cibo c'e "the freaky eater" sulle perversioni alimentari: da quelli che mangiano 50 hamburger al giorno a chi beve solo ed esclusivamente coca cola a chi mangia carne cruda...
ciliegina sulla torta "Man vs Food". Il presentatore gira per tutti gli Usa alla ricerca delle peggio merde prodotte dalla cucina statunitense: Il burrito piu' grosso del mondo, le ali di pollo piu' piccanti, l'hamburger grande come una testa umana e via dicendo. la sfida del titolo e' riuscire a mangiare le pantagrueliche porzioni ( di solito in un tempo prestabilito) o sopravvivere ai gradi di piccantezza piu' malsani. la domenica fanno lo speciale dolci...
guardare queste cose prima di pranzo e' come potrete immaginare illuminante.
fine prima parte
martedì 9 novembre 2010
A COLPI DI IRREALTA`
L`irrealta` e` stata a nostra grande e onnipresente compagna di viaggio. Questo e` un minuto tributo ad essa. Prendiamo Vancouver. Cosa c`e` di irreale da quelle parti? Una pianta quadrata formata da un reticolo di strade.
E allora in questo non c`e` nulla di strano! Tuttavia, ogni blocco cosi` formato e` a sua volta tagliato a meta` da una strada di servizio anonima e lunga quanto la citta`. Il risultato e` che nella stessa citta` convivono due diverse citta`, una linda, di rappresentanza e con vetrine scintillanti, l`altra povera e male in arnese. I due mondi si incontrano a meta` di ogni isolato, incongruenti e si ignorano a vicenda.
Ora una citta` che sulla carta possiede la meta` delle strade che in effeti ha, a mio parere e` irreale. Si` perche` se capito in uno di questi bui recessi accanto a un senza tetto o ad un ubriaco e prendo il largo correndo per miglia di fronte a me fino fuori alla citta` stando alla topografia ufficiale, non c`ero e quindi non posso mai essermi mosso.
A Vancouver i cartelli lungo le passeggiate informano, testualmente che alla fine degli anni 80 i coyote sono arrivati in citta`. Stando agli avvisi pare che questi animali fossero quasi consapevoli e decisi di raggiungere il Canada!Mi immagino questi lupi male in arnese che scontenti della politica di Regan decidono di tentare una nuova vita verso nord. Di notte, da soli o in branco, attratti dagli odori della grande citta` si saranno certamente serviti delle gia` citate strade senza nome.
Svolti l`angolo sbagliato e ti imbatti in un borseggiatore. Ti sta ripulendo ed arrivano dieci coyote che sconsolati si guardano e commentano: e` come a sud del confine! E poi vi sbranano.
Fosse solo per i coyote...
Se cercate lavoro a Vancouver e vi infilate in un apposito ufficio noterete che e` tapezzato da avvisi e volantini che spingono il nuovo arrivato al lavoro non retribuito, il volontariato insomma.
"Mi scusi io vorrei proprio lavorare, sa quella cosa per cui uno ottiene dei soldi. Potrebbe darmi qualche consiglio, informazione, dritta? Che so dei lavori stagionali , come raccogliere frutta..."
"Provate a Montreal."
Come a Montreal? e` dall`altra parte della nazione! E` come chiedere un`informazione a Roma e sentirsi dire: Provate A Mosca! Possibile che non ci sia nulla che faccia il caso mio un po`piu` vicino?
"Provate a Montreal"
Beh... ve li meritate i coyote.
Poniamo che mi metta in viaggio per Montreal. La prima cosa che notero` appena fuori Vancouver, spiando dal finestrino dell`autobus se mai possa vedere un famelico esemplare di coyote, saranno dei campi. Gia` dei campi, animati da allegre macchiette colorate: braccianti.
Certamente, vi direte si tratta di volontariato.
Allora sconsolati sfogliando la rivista che per caso avete intercettato nel posto vuoto accanto a voi, vi imbatterete in una rubrica che fornisce qualche abile consiglio se arrivati dall`estero dovete incominciare una nuova vita in Canada e necessitate di alloggio e lavoro.
Ho selezionato alcune voci:
giorno uno: per non sentirvi soli, chiamate un familiare
Giorno due: chamate un amico
Giorno tre: individuate il Tim Horton del vostro quartiere.
Giorno quattro: visitate il vostro quartiere
giorno cinque: suonate al vostro vicino di casa per fare amicizia
Giorno sei: invitate il vostro vicino di casa da Tim Horton.
Domenica: state attenti ai coyote...
Ora io vi chiedo...Voi ci vivreste in un paese cosi`?
davide
L`irrealta` e` stata a nostra grande e onnipresente compagna di viaggio. Questo e` un minuto tributo ad essa. Prendiamo Vancouver. Cosa c`e` di irreale da quelle parti? Una pianta quadrata formata da un reticolo di strade.
E allora in questo non c`e` nulla di strano! Tuttavia, ogni blocco cosi` formato e` a sua volta tagliato a meta` da una strada di servizio anonima e lunga quanto la citta`. Il risultato e` che nella stessa citta` convivono due diverse citta`, una linda, di rappresentanza e con vetrine scintillanti, l`altra povera e male in arnese. I due mondi si incontrano a meta` di ogni isolato, incongruenti e si ignorano a vicenda.
Ora una citta` che sulla carta possiede la meta` delle strade che in effeti ha, a mio parere e` irreale. Si` perche` se capito in uno di questi bui recessi accanto a un senza tetto o ad un ubriaco e prendo il largo correndo per miglia di fronte a me fino fuori alla citta` stando alla topografia ufficiale, non c`ero e quindi non posso mai essermi mosso.
A Vancouver i cartelli lungo le passeggiate informano, testualmente che alla fine degli anni 80 i coyote sono arrivati in citta`. Stando agli avvisi pare che questi animali fossero quasi consapevoli e decisi di raggiungere il Canada!Mi immagino questi lupi male in arnese che scontenti della politica di Regan decidono di tentare una nuova vita verso nord. Di notte, da soli o in branco, attratti dagli odori della grande citta` si saranno certamente serviti delle gia` citate strade senza nome.
Svolti l`angolo sbagliato e ti imbatti in un borseggiatore. Ti sta ripulendo ed arrivano dieci coyote che sconsolati si guardano e commentano: e` come a sud del confine! E poi vi sbranano.
Fosse solo per i coyote...
Se cercate lavoro a Vancouver e vi infilate in un apposito ufficio noterete che e` tapezzato da avvisi e volantini che spingono il nuovo arrivato al lavoro non retribuito, il volontariato insomma.
"Mi scusi io vorrei proprio lavorare, sa quella cosa per cui uno ottiene dei soldi. Potrebbe darmi qualche consiglio, informazione, dritta? Che so dei lavori stagionali , come raccogliere frutta..."
"Provate a Montreal."
Come a Montreal? e` dall`altra parte della nazione! E` come chiedere un`informazione a Roma e sentirsi dire: Provate A Mosca! Possibile che non ci sia nulla che faccia il caso mio un po`piu` vicino?
"Provate a Montreal"
Beh... ve li meritate i coyote.
Poniamo che mi metta in viaggio per Montreal. La prima cosa che notero` appena fuori Vancouver, spiando dal finestrino dell`autobus se mai possa vedere un famelico esemplare di coyote, saranno dei campi. Gia` dei campi, animati da allegre macchiette colorate: braccianti.
Certamente, vi direte si tratta di volontariato.
Allora sconsolati sfogliando la rivista che per caso avete intercettato nel posto vuoto accanto a voi, vi imbatterete in una rubrica che fornisce qualche abile consiglio se arrivati dall`estero dovete incominciare una nuova vita in Canada e necessitate di alloggio e lavoro.
Ho selezionato alcune voci:
giorno uno: per non sentirvi soli, chiamate un familiare
Giorno due: chamate un amico
Giorno tre: individuate il Tim Horton del vostro quartiere.
Giorno quattro: visitate il vostro quartiere
giorno cinque: suonate al vostro vicino di casa per fare amicizia
Giorno sei: invitate il vostro vicino di casa da Tim Horton.
Domenica: state attenti ai coyote...
Ora io vi chiedo...Voi ci vivreste in un paese cosi`?
davide
mercoledì 3 novembre 2010
still alive
credevate di esservi sbarazzati di noi eh? invece siamo ancora qui sempre persi nella tundra, con le peggio condizioni climatiche che si possano immaginare e, a quanto dicono i locali, assediati dagli orsi polari(...)
Le foto forse un po monotone sono una sorta di diario per immagini. Essendo bloccati in mezzo al nulla mi impongo di uscire con ogni tempo e scattare almeno una foto al giorno dalla spiaggia, le variabili, come noterete, non sono infinite ma qualche cosa di interessante c'e'.
Le giornate piu' o meno epiche registrate nell'occhio magico della nostra minidigitale
Alla prossima!
Le foto forse un po monotone sono una sorta di diario per immagini. Essendo bloccati in mezzo al nulla mi impongo di uscire con ogni tempo e scattare almeno una foto al giorno dalla spiaggia, le variabili, come noterete, non sono infinite ma qualche cosa di interessante c'e'.
Le giornate piu' o meno epiche registrate nell'occhio magico della nostra minidigitale
Alla prossima!
domenica 19 settembre 2010
risorti o rimborsati
carissimi amici, a grande richiesta, di chiara, torno ad importunarvi.
Propizio e`il luogo e il tempo.
Il luogo: Churchill che non e`il corpo ibernato o riesumato ed esteso del grande statista, ma un micro luogo sulla baia di Hudson, dove le raffiche di vento toccano i 70 km orari e accarezano il folto pelo dell òrso polare.
Il tempo le due pomeridiane di una domenica pomeriggio: quanto di piu`simile alla morte si possa pensare.
Cosa raccontarvi dunque?
Diro`tre cose.
La prima:avrei voluto importunarvi prima, ma da quando ho letto l`inedito di Chiara "Rapina a mano armata", ho realizzato che la controparte ( la dolce, agro dolce, meta`insomma) scrive molto meglio di me e questo mi ha portato alla decisione di un lungo silenzio letterario.
Pensavo in alternativa di poter fare come Goethe, che viene acclamato nel celebre Divano, per poesie di pugno non suo, di Marianne Jung si dice. Certo non tutte. Solo le piu`belle, secondo alcuni.
Insomma, darmi anch`io all`appropriazione indebita.`
La seconda: se vi avessi importunato prima, mi sarei soffermato sull-irrealta`e l'assurdita`di questo viaggio. scegliere di visitare il paese partendo da Ovest e non da est e`stato una doccia fredda. Bruti Liberati, docente di storia contemporanea alla statale di milano, mi pare lo dica: la possibilita`del Canada di essere altro dagli Usa, risiede nella sua specificita`europea. E il Quebec `non e`certo ad ovest. Ma la parte non e`il tutto, il quebec non e il canada`.
L`irrealta`nasce allora dal fatto di che si e`in canada ma si ha la netta sensazione di stare in una versione poco alternativa degli Usa. Meno genuina, per giunta.L`irrealta`aumenta quando cercando qualcosa di autentico, essendo logisticamente lontani dall`est, si sale verso nord, convinti che il vero Canada possa essere qui. Si sale verso nord e si trova il Sud, non il sud del Canada ma il sud del mondo: l`africa o l'india in cui i treni ritardano cinque sei ore senza che nessuno si scomponga e i locali vivono in un misto di arcaicita`e modernita`senza avvertirne il contrasto, contenti di fondere il peggio dai due antipodi temporali.
Ditemi, a voi non sembra irreale tutto questo prendersi gioco dei punti cardinali?
la terza:
Sempre a proposito di cose irreali, e`stato gustosissimo vedervi risorgere tutti o quasi, ognuno col suo nome di battaglia: Burton, Corradine, EL Pincy. Daniel wolf, si dice, stia ritardando il suo ingresso, per comparire in versione approprriata al luogo e al clima. Certo : il lupo artico! A proposito avevate mai notato che il lupo solitario oltre ad essere una metafora e`un ossimoro?
Insomma...concludendo: almeno per un post, volevo risorgere anch`io.
garret
Propizio e`il luogo e il tempo.
Il luogo: Churchill che non e`il corpo ibernato o riesumato ed esteso del grande statista, ma un micro luogo sulla baia di Hudson, dove le raffiche di vento toccano i 70 km orari e accarezano il folto pelo dell òrso polare.
Il tempo le due pomeridiane di una domenica pomeriggio: quanto di piu`simile alla morte si possa pensare.
Cosa raccontarvi dunque?
Diro`tre cose.
La prima:avrei voluto importunarvi prima, ma da quando ho letto l`inedito di Chiara "Rapina a mano armata", ho realizzato che la controparte ( la dolce, agro dolce, meta`insomma) scrive molto meglio di me e questo mi ha portato alla decisione di un lungo silenzio letterario.
Pensavo in alternativa di poter fare come Goethe, che viene acclamato nel celebre Divano, per poesie di pugno non suo, di Marianne Jung si dice. Certo non tutte. Solo le piu`belle, secondo alcuni.
Insomma, darmi anch`io all`appropriazione indebita.`
La seconda: se vi avessi importunato prima, mi sarei soffermato sull-irrealta`e l'assurdita`di questo viaggio. scegliere di visitare il paese partendo da Ovest e non da est e`stato una doccia fredda. Bruti Liberati, docente di storia contemporanea alla statale di milano, mi pare lo dica: la possibilita`del Canada di essere altro dagli Usa, risiede nella sua specificita`europea. E il Quebec `non e`certo ad ovest. Ma la parte non e`il tutto, il quebec non e il canada`.
L`irrealta`nasce allora dal fatto di che si e`in canada ma si ha la netta sensazione di stare in una versione poco alternativa degli Usa. Meno genuina, per giunta.L`irrealta`aumenta quando cercando qualcosa di autentico, essendo logisticamente lontani dall`est, si sale verso nord, convinti che il vero Canada possa essere qui. Si sale verso nord e si trova il Sud, non il sud del Canada ma il sud del mondo: l`africa o l'india in cui i treni ritardano cinque sei ore senza che nessuno si scomponga e i locali vivono in un misto di arcaicita`e modernita`senza avvertirne il contrasto, contenti di fondere il peggio dai due antipodi temporali.
Ditemi, a voi non sembra irreale tutto questo prendersi gioco dei punti cardinali?
la terza:
Sempre a proposito di cose irreali, e`stato gustosissimo vedervi risorgere tutti o quasi, ognuno col suo nome di battaglia: Burton, Corradine, EL Pincy. Daniel wolf, si dice, stia ritardando il suo ingresso, per comparire in versione approprriata al luogo e al clima. Certo : il lupo artico! A proposito avevate mai notato che il lupo solitario oltre ad essere una metafora e`un ossimoro?
Insomma...concludendo: almeno per un post, volevo risorgere anch`io.
garret
mercoledì 25 agosto 2010
due colpi di clacson
che fine abbiamo fatto? difficile dirlo
di certo e' che siamo in viaggio in mezzo a questo canada sconosciuto.
non so che idea ne avevate voi, ma io data la mia trascorsa adolescenza di teledipendente (lo vedevate il telefilm con i polizziotto canadese che va in giro con il cane e un collega americano di scarso gusto per le camicie?)mi ero ricavata un'idea di canada come luogo perfetto pulito ordinato ed efficente dove tutti sono cordiali e dipsonibili, dove si mangiano pancake con sciroppo d'acero e si sta davanti al caminetto con un husky sui piedi...anche voi vero? e invece no! maledizione! il canada e' un bel posto, un sacco di alberi, montagne, laghi ma di gente gentile e disponibile ce ne sta davvero poca e non si vedono pancake! di base il canadese medio e' un americano con la camicia a scacchi. il modello imperante e' quello americano quindi insomma non un modello ma un macello, dove conta molto quanto hai e quanto puoi spendere e molto poco cosa sei o come ti comporti
il canada in quanto paese percorribile e' pensato per una fruizione su gomma, gomma privata, di solito mega pick up larghi come transatlantici e tutti super lucidi, se puoi avere uno di quello sei a posto...
noi, manco a dirlo, una cosa cosi' non possiamo neanche fingere di pensarla e per girare il paese abbiamo valutato le varie possibilita' fattibili
idea del noleggio scartata perche' cara e noi non abbiamo carta di credito
idea acquisto scartata perche' cara e solo di assicurazione avremmo speso quanto per un trapianto di cornea e poi da provincia a provincia le regole cambiano quindi saluti a giorgia seconda, idea di farcela tutta in autostop o a piedi, selvaggia ed estrema, scartata data la gentilezza dei candesi e il peso drammatico dello zaino, ma non si sa mai....
resta il trasporto pubblico e noi ci siamo cascati per forza.
eccoci quindi proprietari di due super discovery pass un biglietto che consente di girare il canada, badate mica tutto, con i bus greyhound. ora essere un viaggiatore greyhound vi mette immediatamente sull'ultimo gradino della scala sociale canadese. i servizi che vi vengono concessi sono molto relativi: a volte non ci sono sale d'aspetto, non esiste un orario cartaceo delle varie tratte quindi per programmare il vostro viaggio dovete andare sempre su internet e internet nella maggior parte dei casi costa, l'aria condizionata e' sempre a palla, viaggiate con gente assurda, ci sono controlli di sicurezza davvero effimeri del tipo che vi passano col metal detector e poi vi lasciano uscire di nuovo dal terminal e tornare senza controllarvi piu'(...) i ritardi senza motivo si sprecano e non esiste ufficio reclami, insomma siete nelle mani di pazzi e imbecilli come se non bastasse spesso le tratte non sono logiche e per andare da A a B passi per CDEHZ e X!
cio' nontante alla fine si viaggia il paese piano piano si scopre e anche se con meno sorprese di quante non ce ne fossero successe quando eravamo capovolti di cose belle se ne portano a casa. l'inchiostro scadente del mio biglietto sta pian piano svanendo...
due colpi di calscon e di nuovo sulla strada
di certo e' che siamo in viaggio in mezzo a questo canada sconosciuto.
non so che idea ne avevate voi, ma io data la mia trascorsa adolescenza di teledipendente (lo vedevate il telefilm con i polizziotto canadese che va in giro con il cane e un collega americano di scarso gusto per le camicie?)mi ero ricavata un'idea di canada come luogo perfetto pulito ordinato ed efficente dove tutti sono cordiali e dipsonibili, dove si mangiano pancake con sciroppo d'acero e si sta davanti al caminetto con un husky sui piedi...anche voi vero? e invece no! maledizione! il canada e' un bel posto, un sacco di alberi, montagne, laghi ma di gente gentile e disponibile ce ne sta davvero poca e non si vedono pancake! di base il canadese medio e' un americano con la camicia a scacchi. il modello imperante e' quello americano quindi insomma non un modello ma un macello, dove conta molto quanto hai e quanto puoi spendere e molto poco cosa sei o come ti comporti
il canada in quanto paese percorribile e' pensato per una fruizione su gomma, gomma privata, di solito mega pick up larghi come transatlantici e tutti super lucidi, se puoi avere uno di quello sei a posto...
noi, manco a dirlo, una cosa cosi' non possiamo neanche fingere di pensarla e per girare il paese abbiamo valutato le varie possibilita' fattibili
idea del noleggio scartata perche' cara e noi non abbiamo carta di credito
idea acquisto scartata perche' cara e solo di assicurazione avremmo speso quanto per un trapianto di cornea e poi da provincia a provincia le regole cambiano quindi saluti a giorgia seconda, idea di farcela tutta in autostop o a piedi, selvaggia ed estrema, scartata data la gentilezza dei candesi e il peso drammatico dello zaino, ma non si sa mai....
resta il trasporto pubblico e noi ci siamo cascati per forza.
eccoci quindi proprietari di due super discovery pass un biglietto che consente di girare il canada, badate mica tutto, con i bus greyhound. ora essere un viaggiatore greyhound vi mette immediatamente sull'ultimo gradino della scala sociale canadese. i servizi che vi vengono concessi sono molto relativi: a volte non ci sono sale d'aspetto, non esiste un orario cartaceo delle varie tratte quindi per programmare il vostro viaggio dovete andare sempre su internet e internet nella maggior parte dei casi costa, l'aria condizionata e' sempre a palla, viaggiate con gente assurda, ci sono controlli di sicurezza davvero effimeri del tipo che vi passano col metal detector e poi vi lasciano uscire di nuovo dal terminal e tornare senza controllarvi piu'(...) i ritardi senza motivo si sprecano e non esiste ufficio reclami, insomma siete nelle mani di pazzi e imbecilli come se non bastasse spesso le tratte non sono logiche e per andare da A a B passi per CDEHZ e X!
cio' nontante alla fine si viaggia il paese piano piano si scopre e anche se con meno sorprese di quante non ce ne fossero successe quando eravamo capovolti di cose belle se ne portano a casa. l'inchiostro scadente del mio biglietto sta pian piano svanendo...
due colpi di calscon e di nuovo sulla strada
mercoledì 28 luglio 2010
riflessioni su vancouver
riflessioni su vancouver
qui tutti sono belli e stratirati
tutti fanno sport e le ragazze corrono con il reggiseno preformato
la gente ama i cani
i cani sono quasi tutti di razza
i cani o sono molto grandi o sono molto piccoli
i cani di solito sono due per padrone, della stessa razza ma di colori diversi cosi' da non fare confusione
se andate in giro con il cane c'e' il dog taxi
tutti amano le auto
le macchine enormi sono sempre pulite e dato il numero impressionante di corvi e gabbiani la cosa ha dell'incredibile
le distanze a piedi sembrano piccole ma sono enormi
ovunque c'e' la wirless gratis ma il pc deve essere tuo
tutti hanno il blackberry
se venite da un quartire povero per arrivare in centro dovete fare un giro della madonna
il prezzo di ogni cpsa va corretto aggiungendo un segreto 13% di tasse e se siete in un pub un altrettanto segreto ma obbligatorio 15% di mancia per i sorrisi
tutti sorridono nei luoghi pubblici
non dare niente a barboni e artisti di strada e' quasi un must
la ciita' e' bella ma forse un po snob...
qui tutti sono belli e stratirati
tutti fanno sport e le ragazze corrono con il reggiseno preformato
la gente ama i cani
i cani sono quasi tutti di razza
i cani o sono molto grandi o sono molto piccoli
i cani di solito sono due per padrone, della stessa razza ma di colori diversi cosi' da non fare confusione
se andate in giro con il cane c'e' il dog taxi
tutti amano le auto
le macchine enormi sono sempre pulite e dato il numero impressionante di corvi e gabbiani la cosa ha dell'incredibile
le distanze a piedi sembrano piccole ma sono enormi
ovunque c'e' la wirless gratis ma il pc deve essere tuo
tutti hanno il blackberry
se venite da un quartire povero per arrivare in centro dovete fare un giro della madonna
il prezzo di ogni cpsa va corretto aggiungendo un segreto 13% di tasse e se siete in un pub un altrettanto segreto ma obbligatorio 15% di mancia per i sorrisi
tutti sorridono nei luoghi pubblici
non dare niente a barboni e artisti di strada e' quasi un must
la ciita' e' bella ma forse un po snob...
martedì 27 luglio 2010
siamo tornati
nuovo scenario per la nuova avventura
siamo in canada!!!!!!!! e per chi non lo sapesse per la precisone siamo a vancouver
il simbolo di vancouver sulle tshirt regalo e' una nuvola con la pioggia...noi siamo stati fortunati per altre indiscrezioni a presto su questi schermi
siamo in canada!!!!!!!! e per chi non lo sapesse per la precisone siamo a vancouver
il simbolo di vancouver sulle tshirt regalo e' una nuvola con la pioggia...noi siamo stati fortunati per altre indiscrezioni a presto su questi schermi
domenica 7 dicembre 2008
EPILOGO
Queste mattine sono devastanti: mi alzo colle ossa rotte, compromesse da un sonno intermittente in un abitacolo troppo srtretto, esco dall'auto, mi sgranchisco, cerco di farmi un caffè. E' più difficile del previsto, si tratta di raggiungere la zona dei bagni dell'area di servizio e sperare che l'acqua del rubinetto del lavandino sia abbastanza calda da sciogliere la polvere.
Chiaramente è una sistemazione provvisoria: attendo di guadagnare un po' di denaro e poi cercherò qualche cosa di più confortevole. Non ho nulla contro il fatto di dormire in auto, ma alla lunga è destabilizzante.
Per esempio non lontano da qui c'è un tizio che affitta vecchie roulotte, comprensive di televisione all'interno. Sono tutte mezze sgangherate, ma -credo- sufficientemente solide.
Si tratta ovviamente di surrogati di alloggio finalizzati a stare e non a muoversi. Tuttavia il posto è bello... sulla riva del mare.
Dopo il caffè mi faccio una doccia, poi un'altro caffè poi vado al lavoro.
Da quando mr. Kelly ha tirato le cuoia ho dovuto abbandonare il mio precedente posto di lavoro.Il che era in qualche modo nei patti, il prezzo da pagare a voler fare a modo mio. Ho anche pensato che scomparire non fosse una cattiva idea.
Lavoro nelle banane. Sembra una cosa pornografica ma non è così. Le banane sono portate dalle piantagioni con dei convogli appositi. Nello stabilimento i grossi ceppi vengono lavati sommariamente per poi ricavarne caschi che vengono divisi a seconda delle dimensioni del frutto: le banane piccole in una vasca le grosse in un'altra.
La catena è semplice: i tagliatori tagliano e lanciano i caschi ad un catcher che deve( dovrebbe in realtà) porli delicatamente nelle vasche di lavaggio. Qui il pusher crea delle file su un nastro che trasporta i caschi ai lavoranti che eseguono il controllo di qualità, sbarazzandosi dei frutti danneggiati e rovinati. Il percorso prosegue fino agli impacchettatori, ma ciò non mi riguarda, io mi limito a spingere via i caschi che il catcher infila nella vasca, avendo cura a che non finiscano sotto il rullo.
C'è sempre musica molto alta, una pausa sindacale di 15 minuti, ogni due ore e mezzo di lavoro e ovviamente la pausa pranzo.Nella mia posizione sono esposto agli spruzzi dei caschi che cadono in acqua, i catchers spesso infatti non sono molto delicati: lavoro sempre sotto la visiera del cappello, con guanti di lattice e doppio grembiule. Nella vasca spesso ci sono dei ragni arancioni grossi come noci. Non sono mortali. Beh ...comunque è anche per questo che usiamo i guanti.
Mentre le mani e il corpo si muovono la mente sceglie altre direzioni. Spesso mi ritrovo a pensare alla fine di Mr: Kelly, a come nessuno abbia notato quanto fosse provvisorio quel finale. C'è un breve paragrafo nei Tipi Psicologi in cui Jung spiega che le creature del mare e degli abissi sono simboli nell'esperienza psichica comune delle forze creative inconscie, così come le creature del cielo, per contrasto, lo sono della vita spirituale.
La creatura che vive negli abissi custodisce delle energie che l'eroe prima o poi dovrà resuscitare alla vita cosciente, energie assolutamente necessarie all'eroe e a lui intimamente legate; non è un caso che Gilgamesh recuperi dal ventre del mostro parte del suo clan e Pinocchio porti fuori dalla balena il buon Geppetto. C'è sempre un antro oscuro in cui è necessario scendere per risorgere più forti e consapevoli. E nell'attesa questo antro serba e custodisce, sia anche una manica di forzati come nella caverna di Platone.
C'è anche un'altra cosa a cui penso spesso. E' un pensiero che arriva sotterraneo per poi diventare luminoso e illuminante, come quando vi rendete conto che l'andatura dell'Uomo Ragno sulle lisce pareti della città di vetro è molto più simile a quella di una rana, che non a quella di un ragno. Anzi, per quanto non ve ne foste mai accorti è proprio quella di una rana.
La cosa a cui penso è questa. Che se tutta questa vicenda di Paul Garret ha un qualche senso forse esso deve essere cercato nella sfera dei nomi. I nomi sono una cosa seria.Claude Levi Strauss, fra le tante cose che racconta in Tristi Tropici, narra anche di come tribù diverse nel cuore dell'Amazzonia intrattengano coi nomi propri rapporti diversi, di come un clan li esibisca e l'altro li celi, considerandoli il mezzo per attentare all'integrità dell'individuo, una via d'accesso alla sua vulnerabilità. Cosa è infatti il nome se non il suono di quell'individuo? L'antropologo racconta anche che presso certe tribù è costume abbandonare il proprio nome per quello del nemico ucciso, o portare nomi diversi in diverse fasi della propria vita, affermazioni che troviamo anche nella monumentale opera di Frazer, o per essere più onesti, nella sua riduzione.
Se devo dire la mia preferivo il nome Garret a quello di Kelly. Di questo sono sicuro anche se non saprei dire cosa c'entra con tutto il resto. Si tratterà certamente di un corollario alla mia tesi principale e cioè che i nomi sono una cosa seria.
La prima pausa giunge inaspettata. La musica si spegne, poi con maggior lentezza anche le macchine. Il ritmo è stato frenetico e non ho avuto modo di accorgermi di niente, niente di quello che accadeva intorno a me, o che era accaduto, per tutta la mattina.
Esco a farmi un caffè nel capanno. Il sole è forte e caldo; il territorio piatto e sterminato da qui non si vedono nè i campi nè il mare. I ragazzi sono insolitamente inquieti, sia gli orientali che gli occidentali. Alcuni parlano a bassa voce, altri aprono le mani in gesti fatalistici o di aspra incredulità. Un gruppo rientra nel capannone centrale; incuriosito, li seguo.
Stando a dovuta distanza si additano la vasca delle seconde scelte che oggi inspiegabilmente è stata chiusa. Mi avvicino al gruppetto dei coreani. Nel nostro inglese sgrammaticato e da porto franco ci spieghiamo: il filippino che lavora all'imballaggio delle casse di venti chili, mi dicono, è stato trovato morto nella vasca in questione. "Come - mi chiedono- non hai notato gi agenti stamattina?" .
In effetti la vasca delle seconde scelte è piuttosto distante dalla mia posizione, quindi no, non mi sono accorto di nulla. Dicono che il poveretto, che era rimasto oltre l'orario di ufficio, volontario per la manutenzione dei rulli, è stato tirato sott'acqua, annegato e poi parzialmente smembrato.Alle autorità competenti è bastato un semplice colpo d'occhio per affermare che quello era chiaramente il lavoro di un coccodrillo. E di un coccodrillo bello grosso.
Come poi un coccodrillo sia arrivato dentro la vasca non si riesce a capire, come non si riesce a capire dove sia finito dopo. Le vasche sono lunghe una quindicina di metri ma mai più profonde di una decina di centimetri, tranne nella zona in cui le banane vengaono buttate dal catcher e spinte sul rullo dal pusher. Lì per una lunghezza di un paio di metri la profondità è di circa un metro e mezzo.
La faccenda puzza.
Puzza tremendamente.
...
Conoscevo il filippino, era indubbiamente un bravo ragazzo.
Cerco una sigaretta e me l'accendo.
Al diavolo, mi dico, qui c'è un filippino da vendicare.
Chiaramente è una sistemazione provvisoria: attendo di guadagnare un po' di denaro e poi cercherò qualche cosa di più confortevole. Non ho nulla contro il fatto di dormire in auto, ma alla lunga è destabilizzante.
Per esempio non lontano da qui c'è un tizio che affitta vecchie roulotte, comprensive di televisione all'interno. Sono tutte mezze sgangherate, ma -credo- sufficientemente solide.
Si tratta ovviamente di surrogati di alloggio finalizzati a stare e non a muoversi. Tuttavia il posto è bello... sulla riva del mare.
Dopo il caffè mi faccio una doccia, poi un'altro caffè poi vado al lavoro.
Da quando mr. Kelly ha tirato le cuoia ho dovuto abbandonare il mio precedente posto di lavoro.Il che era in qualche modo nei patti, il prezzo da pagare a voler fare a modo mio. Ho anche pensato che scomparire non fosse una cattiva idea.
Lavoro nelle banane. Sembra una cosa pornografica ma non è così. Le banane sono portate dalle piantagioni con dei convogli appositi. Nello stabilimento i grossi ceppi vengono lavati sommariamente per poi ricavarne caschi che vengono divisi a seconda delle dimensioni del frutto: le banane piccole in una vasca le grosse in un'altra.
La catena è semplice: i tagliatori tagliano e lanciano i caschi ad un catcher che deve( dovrebbe in realtà) porli delicatamente nelle vasche di lavaggio. Qui il pusher crea delle file su un nastro che trasporta i caschi ai lavoranti che eseguono il controllo di qualità, sbarazzandosi dei frutti danneggiati e rovinati. Il percorso prosegue fino agli impacchettatori, ma ciò non mi riguarda, io mi limito a spingere via i caschi che il catcher infila nella vasca, avendo cura a che non finiscano sotto il rullo.
C'è sempre musica molto alta, una pausa sindacale di 15 minuti, ogni due ore e mezzo di lavoro e ovviamente la pausa pranzo.Nella mia posizione sono esposto agli spruzzi dei caschi che cadono in acqua, i catchers spesso infatti non sono molto delicati: lavoro sempre sotto la visiera del cappello, con guanti di lattice e doppio grembiule. Nella vasca spesso ci sono dei ragni arancioni grossi come noci. Non sono mortali. Beh ...comunque è anche per questo che usiamo i guanti.
Mentre le mani e il corpo si muovono la mente sceglie altre direzioni. Spesso mi ritrovo a pensare alla fine di Mr: Kelly, a come nessuno abbia notato quanto fosse provvisorio quel finale. C'è un breve paragrafo nei Tipi Psicologi in cui Jung spiega che le creature del mare e degli abissi sono simboli nell'esperienza psichica comune delle forze creative inconscie, così come le creature del cielo, per contrasto, lo sono della vita spirituale.
La creatura che vive negli abissi custodisce delle energie che l'eroe prima o poi dovrà resuscitare alla vita cosciente, energie assolutamente necessarie all'eroe e a lui intimamente legate; non è un caso che Gilgamesh recuperi dal ventre del mostro parte del suo clan e Pinocchio porti fuori dalla balena il buon Geppetto. C'è sempre un antro oscuro in cui è necessario scendere per risorgere più forti e consapevoli. E nell'attesa questo antro serba e custodisce, sia anche una manica di forzati come nella caverna di Platone.
C'è anche un'altra cosa a cui penso spesso. E' un pensiero che arriva sotterraneo per poi diventare luminoso e illuminante, come quando vi rendete conto che l'andatura dell'Uomo Ragno sulle lisce pareti della città di vetro è molto più simile a quella di una rana, che non a quella di un ragno. Anzi, per quanto non ve ne foste mai accorti è proprio quella di una rana.
La cosa a cui penso è questa. Che se tutta questa vicenda di Paul Garret ha un qualche senso forse esso deve essere cercato nella sfera dei nomi. I nomi sono una cosa seria.Claude Levi Strauss, fra le tante cose che racconta in Tristi Tropici, narra anche di come tribù diverse nel cuore dell'Amazzonia intrattengano coi nomi propri rapporti diversi, di come un clan li esibisca e l'altro li celi, considerandoli il mezzo per attentare all'integrità dell'individuo, una via d'accesso alla sua vulnerabilità. Cosa è infatti il nome se non il suono di quell'individuo? L'antropologo racconta anche che presso certe tribù è costume abbandonare il proprio nome per quello del nemico ucciso, o portare nomi diversi in diverse fasi della propria vita, affermazioni che troviamo anche nella monumentale opera di Frazer, o per essere più onesti, nella sua riduzione.
Se devo dire la mia preferivo il nome Garret a quello di Kelly. Di questo sono sicuro anche se non saprei dire cosa c'entra con tutto il resto. Si tratterà certamente di un corollario alla mia tesi principale e cioè che i nomi sono una cosa seria.
La prima pausa giunge inaspettata. La musica si spegne, poi con maggior lentezza anche le macchine. Il ritmo è stato frenetico e non ho avuto modo di accorgermi di niente, niente di quello che accadeva intorno a me, o che era accaduto, per tutta la mattina.
Esco a farmi un caffè nel capanno. Il sole è forte e caldo; il territorio piatto e sterminato da qui non si vedono nè i campi nè il mare. I ragazzi sono insolitamente inquieti, sia gli orientali che gli occidentali. Alcuni parlano a bassa voce, altri aprono le mani in gesti fatalistici o di aspra incredulità. Un gruppo rientra nel capannone centrale; incuriosito, li seguo.
Stando a dovuta distanza si additano la vasca delle seconde scelte che oggi inspiegabilmente è stata chiusa. Mi avvicino al gruppetto dei coreani. Nel nostro inglese sgrammaticato e da porto franco ci spieghiamo: il filippino che lavora all'imballaggio delle casse di venti chili, mi dicono, è stato trovato morto nella vasca in questione. "Come - mi chiedono- non hai notato gi agenti stamattina?" .
In effetti la vasca delle seconde scelte è piuttosto distante dalla mia posizione, quindi no, non mi sono accorto di nulla. Dicono che il poveretto, che era rimasto oltre l'orario di ufficio, volontario per la manutenzione dei rulli, è stato tirato sott'acqua, annegato e poi parzialmente smembrato.Alle autorità competenti è bastato un semplice colpo d'occhio per affermare che quello era chiaramente il lavoro di un coccodrillo. E di un coccodrillo bello grosso.
Come poi un coccodrillo sia arrivato dentro la vasca non si riesce a capire, come non si riesce a capire dove sia finito dopo. Le vasche sono lunghe una quindicina di metri ma mai più profonde di una decina di centimetri, tranne nella zona in cui le banane vengaono buttate dal catcher e spinte sul rullo dal pusher. Lì per una lunghezza di un paio di metri la profondità è di circa un metro e mezzo.
La faccenda puzza.
Puzza tremendamente.
...
Conoscevo il filippino, era indubbiamente un bravo ragazzo.
Cerco una sigaretta e me l'accendo.
Al diavolo, mi dico, qui c'è un filippino da vendicare.
venerdì 5 dicembre 2008
FIRE YOUR GUNS
L'uomo che cammina sulla spiaggia ha un'andatura incerta e barcollante, muove a zig-zag verso il mare.
Ho detto mare? Avrei dovuto dire oceano.
Ben noto ai nostri lettori, attualmente si fa chiamare Ned Kelly come il sanguinario bandito e, detto fra noi, non si può dire che abbia una bella cera.
Cosa abbia fatto di questi tempi in cui l'avevamo perso di vista è presto detto. Si trattava di risolvere una certa questione in una sonnolenta città del continente.
Strano posto l'Australia, ogni tanto qualcuno finisce col lasciarci le penne.
La questione, in realtà si è dimostrata più spinosa del previsto, ma insomma andava sistemata.
Ed ecoci qui.
L'uomo incontrato in un pub di Kalgoorlie e che gli aveva rifilato, fra l'altro, quella dannata automobile, aveva detto la verità: l'altro uomo, quello responsabile dei fatti di Adelaide, l'uomo attorniato da monaci inquietanti e che trasformava, così pareva almeno, eseri umani in mosche, non era il vero John Corradine ma un impostore chiamato John Brown.
L'uomo di Kalgoorlie doveva in qualche modo essere sopravvisuto ai vampiri giacchè aveva fatto in modo di onorare la parola data. Era senz'altro merito suo se il reverendo Brown non era riuscito a dare vita nè agli undici apostoli nè al gigante di Gloucester.
Per sua sfortuna però il tizio di Kalgoorlie non era sopravvissuto al reverendo stesso.
Niente di irrimediabile comunque: il reverendo da parte sua, e nonostante tutta la sua buona volontà, non era riuscito a sopravvivere all'ex Paul Garret.
E con lui avevano siglato il loro addio al mondo i suoi accoliti e la loro chiesa.
L'attacco era arrivato quando nessuno se lo aspettava, cruento e spietato.
Come dicevo, la faccenda non aveva risparmiato nemmeno Mr Kelly.
Come mai egli abbia deciso di venire a morire proprio qui, non lo saprei dire. Indubbiamente il posto è molto bello e poco frequentato. Sarò un sentimentale, ma devo riconoscere che lo spettacolo di un uomo che cammina verso l'oceano tenendosi le viscere in mano , non mi lascia indifferente.
Certamente questo arabesco rossastro sulla sabbia è poca cosa rispetto a tutto il sangue che è stato versato alla chiesa nera. E' anche vero che qui manca ogni spettacolarità: nessuna testa che salta o che rotola, nessuno scontro epocale, niente grandi effluvi di adrenalina. Non ci sono mosche vestite da monaci che si fanno sotto roteando pesanti spade orientali o vecchi preti pervertiti che si giocano il tutto e per tutto estraendo a tradimento pistole d'altri tempi in uno scontro che doveva essere alle armi bianche.
Insomma qui c'è solo un uomo che muore.
Indubbiamente in gran parte per colpa sua.
In parte minore per colpa vostra e del genere umano in genere, di quella folta schiera che si rincoglionisce giocando coi cellulari e non compra i fumetti. Scusate lo sfogo.
Ma perchè andare verso l'oceano? Tutta quella distesa d'acqua grigio verde mette freddo solo a guardarla. Se io fossi in lui, se fosse toccata a me non esiterei a sdraiarmi sulla spiaggia ancora calda di sole e a lasciarmi andare col rumore sordo delle onde nelle orecchie.
Non pago invece questo assurdo moribondo è entrato in acqua e arranca verso quell'enorme scoglio nero.
Oh certo, ora capisco...era il tassello mancante.
In effetti questa storia era incominciata giusto così , con un famelico squalo che fuggiva dall'acquario di Sydney e in barba ad ogni tipo di previsione scendeva verso le fredde acque artiche macinando migliaia di chilometri sotto la sua pancia bianca.
Come si faccia poi a scambiare uno squalo per uno scoglio, direte voi, è un gran mistero.
Gli scogli non hanno la bocca.
Non hanno denti.
Non scompiano negli abissi dopo aver inghiottito la loro preda.
Ho detto mare? Avrei dovuto dire oceano.
Ben noto ai nostri lettori, attualmente si fa chiamare Ned Kelly come il sanguinario bandito e, detto fra noi, non si può dire che abbia una bella cera.
Cosa abbia fatto di questi tempi in cui l'avevamo perso di vista è presto detto. Si trattava di risolvere una certa questione in una sonnolenta città del continente.
Strano posto l'Australia, ogni tanto qualcuno finisce col lasciarci le penne.
La questione, in realtà si è dimostrata più spinosa del previsto, ma insomma andava sistemata.
Ed ecoci qui.
L'uomo incontrato in un pub di Kalgoorlie e che gli aveva rifilato, fra l'altro, quella dannata automobile, aveva detto la verità: l'altro uomo, quello responsabile dei fatti di Adelaide, l'uomo attorniato da monaci inquietanti e che trasformava, così pareva almeno, eseri umani in mosche, non era il vero John Corradine ma un impostore chiamato John Brown.
L'uomo di Kalgoorlie doveva in qualche modo essere sopravvisuto ai vampiri giacchè aveva fatto in modo di onorare la parola data. Era senz'altro merito suo se il reverendo Brown non era riuscito a dare vita nè agli undici apostoli nè al gigante di Gloucester.
Per sua sfortuna però il tizio di Kalgoorlie non era sopravvissuto al reverendo stesso.
Niente di irrimediabile comunque: il reverendo da parte sua, e nonostante tutta la sua buona volontà, non era riuscito a sopravvivere all'ex Paul Garret.
E con lui avevano siglato il loro addio al mondo i suoi accoliti e la loro chiesa.
L'attacco era arrivato quando nessuno se lo aspettava, cruento e spietato.
Come dicevo, la faccenda non aveva risparmiato nemmeno Mr Kelly.
Come mai egli abbia deciso di venire a morire proprio qui, non lo saprei dire. Indubbiamente il posto è molto bello e poco frequentato. Sarò un sentimentale, ma devo riconoscere che lo spettacolo di un uomo che cammina verso l'oceano tenendosi le viscere in mano , non mi lascia indifferente.
Certamente questo arabesco rossastro sulla sabbia è poca cosa rispetto a tutto il sangue che è stato versato alla chiesa nera. E' anche vero che qui manca ogni spettacolarità: nessuna testa che salta o che rotola, nessuno scontro epocale, niente grandi effluvi di adrenalina. Non ci sono mosche vestite da monaci che si fanno sotto roteando pesanti spade orientali o vecchi preti pervertiti che si giocano il tutto e per tutto estraendo a tradimento pistole d'altri tempi in uno scontro che doveva essere alle armi bianche.
Insomma qui c'è solo un uomo che muore.
Indubbiamente in gran parte per colpa sua.
In parte minore per colpa vostra e del genere umano in genere, di quella folta schiera che si rincoglionisce giocando coi cellulari e non compra i fumetti. Scusate lo sfogo.
Ma perchè andare verso l'oceano? Tutta quella distesa d'acqua grigio verde mette freddo solo a guardarla. Se io fossi in lui, se fosse toccata a me non esiterei a sdraiarmi sulla spiaggia ancora calda di sole e a lasciarmi andare col rumore sordo delle onde nelle orecchie.
Non pago invece questo assurdo moribondo è entrato in acqua e arranca verso quell'enorme scoglio nero.
Oh certo, ora capisco...era il tassello mancante.
In effetti questa storia era incominciata giusto così , con un famelico squalo che fuggiva dall'acquario di Sydney e in barba ad ogni tipo di previsione scendeva verso le fredde acque artiche macinando migliaia di chilometri sotto la sua pancia bianca.
Come si faccia poi a scambiare uno squalo per uno scoglio, direte voi, è un gran mistero.
Gli scogli non hanno la bocca.
Non hanno denti.
Non scompiano negli abissi dopo aver inghiottito la loro preda.
lunedì 1 dicembre 2008
Lo statuto societario, questa intricata e magnifica architettura di regole, cavilli e articoli, questo mostro di ingegno che estende i suoi vibranti tentacoli su tutti i casi, le opzioni le possibili situazini, contempla anche la situazione presente: la dove due schieramenti si schierino in parità e non si sia riusciti a pervenire ad un accordo, l'ultima parola, la decisione critica ed effettiva è lasciata nelle mani del soggettista, a meno che questi non sia un semplice sceneggiatore.
Proprio così: il soggettista a cui è negato, come ricorderete, il diritto di esprimere un voto qualora la votazione prometta di risolversi con esito di non parità, diventa il personaggio risolutivo in caso di bilanciamento perfetto e statico delle forze in conflitto.
Traduco: posso finire la storia come più mi aggrada, facendo di mr. Kelly quello che più ritengo opportuno.
Capirete anche voi che lo statuto societario, così vario nella casistica ed imprevedibile nelle risoluzioni della stessa, è veramente un'opera singolare. Si dà il caso, tuttavia, che la sua oggettiva difficoltà non abbia rappresentato un freno al suo attento studio tanto da parte dell'uomo col rubino che del massimo azionista.
Sento improvvisamente i loro sguardi posarsi su di me. E con i loro occhi quelli dei presenti. Sono tornato ad essere il centro caldo del mondo. Eppure percepisco un profondo gelo, una tensione - ehm...- polare.
Anche Willie White ha deciso di rimettersi all'opera e immortala il momento: forse la redazione gli ha affidato la resa grafica di una storia sulla storia del fumetto da finire, un impegno di secondo livello insomma; un'opera verità.
"Secondo le regole dello statuto sta a Lei prendere una decisione". Dice infine il capo parlando al mio indirizzo.
Poi prosegue:" Ha libertà massima quanto agli accadimenti, ma ci sono due clausole".
Si interrompe di nuovo e mi guarda meglio. La voce è chiara e netta, non tradisce emozioni, riprende a parlare:
"L'episodio sarà conclusivo e sarà consegnato entro le 18p.m. di domani."
Le due sintetiche clausole hanno il sapore di un ultimatum.
Poi la voce del capo si addolcisce inpercettibilmente ed egli mi ricorda che comunque caldeggia il noto lieto fine con probabile etc. etc.
L'ottavo nano aspetta fino a questo punto per intercettare il mio sguardo. Lui ha idee del tutto diverse e deve essere anche telepate se riesco ad indovinare i suoi suggerimenti senza che egli debba proferire parola.
Ribadisce la sua posizione, afferma che il lieto fine di cui sopra è impensabile; che è disposto a sovvenzionare personalmente il fumetto, a fare anche una battaglia legale per impugnare la storia e strapparla alla società, che conosce i migliori avvocati, che ha i soldi per pagarli e per pagare quelli della controparte affinchè perdano.
Dice tutte queste cose e altre ancora, non dicendo nulla.
Non è che mi faccia un'impressione molto buona. Mi dà la sensazione che se lo assecondassi finirebbe coll'obbligarmi a scrivere la storia che esattamente lui vorrebbe leggere e vedere propinata al pubblico, in cui da un'episodio all'altro a campeggiare sono lui e la sua famiglia. Mi dà anche l'impressione di volermi avvertire che i suoi sono più di semplici suggerimenti. Ecco sì i suoi suggerimenti, i suoi consigli, le sue proposte sono la bambolina esterna di un sistema cinese che cela al suo interno nè più nè meno che intimidazioni. E' come se dicesse: "hai visto? Non ci facciamo frenare dall'uomo col rubino e dalla sua banda di pagliacci, figurarsi se non sappiamo trattare un pesce piccolo come te". E anche : "fai come ti diciamo noi, fai come ti dico io soprattutto, e vedrai che non avrai da preoccuparti di niente".
Mentre, finalmente, mi allontano dall'edificio mi accorgo di non avere poi così sete. Si è fatto tardi e mi attende una notte di lavoro. Penso che se non avessi incontrato l'ottavo nano e non l'avessi fissato negli occhi, avrei avuto di lui un 'immagine diversa e senz'altro migliore di quella che mi porto a casa; penso che forse il mondo di superficie lo ha cambiato rendendolo diverso da quello che era, così come, parlo dello stesso mondo, deve aver cambiato e trasformato il capo: di lui dicono, quelli che l'hanno conosciuto tempo fa, che era un giovane entusiasta, per quanto già allora esageratamente ambizioso. Mi chiedo che senso abbia lasciare un padrone per trovarsene un altro, riflessione degna di Alack Sinner fra l'altro.
Penso anche che comunque vada a finire tutta questa faccenda io sono comunque destinato a perdere: perdo se vince il capo, ma perdo anche se vince l'ottavo nano.
Ma soprattutto penso che abbandonare la costante sorveglianza nei confronti dell'ex Paul Garret da parte dei nani, sia stata un'imperdonabile imprudenza: se mr. Kelly, di fronte ad un'insuperabile difficoltà, avesse soffiato nel notorio fischietto, nessuno di loro avrebbe potuto sentirlo.
A patto che quei signori vestiti da monaci fossero effettivamente i sette nani.
Proprio così: il soggettista a cui è negato, come ricorderete, il diritto di esprimere un voto qualora la votazione prometta di risolversi con esito di non parità, diventa il personaggio risolutivo in caso di bilanciamento perfetto e statico delle forze in conflitto.
Traduco: posso finire la storia come più mi aggrada, facendo di mr. Kelly quello che più ritengo opportuno.
Capirete anche voi che lo statuto societario, così vario nella casistica ed imprevedibile nelle risoluzioni della stessa, è veramente un'opera singolare. Si dà il caso, tuttavia, che la sua oggettiva difficoltà non abbia rappresentato un freno al suo attento studio tanto da parte dell'uomo col rubino che del massimo azionista.
Sento improvvisamente i loro sguardi posarsi su di me. E con i loro occhi quelli dei presenti. Sono tornato ad essere il centro caldo del mondo. Eppure percepisco un profondo gelo, una tensione - ehm...- polare.
Anche Willie White ha deciso di rimettersi all'opera e immortala il momento: forse la redazione gli ha affidato la resa grafica di una storia sulla storia del fumetto da finire, un impegno di secondo livello insomma; un'opera verità.
"Secondo le regole dello statuto sta a Lei prendere una decisione". Dice infine il capo parlando al mio indirizzo.
Poi prosegue:" Ha libertà massima quanto agli accadimenti, ma ci sono due clausole".
Si interrompe di nuovo e mi guarda meglio. La voce è chiara e netta, non tradisce emozioni, riprende a parlare:
"L'episodio sarà conclusivo e sarà consegnato entro le 18p.m. di domani."
Le due sintetiche clausole hanno il sapore di un ultimatum.
Poi la voce del capo si addolcisce inpercettibilmente ed egli mi ricorda che comunque caldeggia il noto lieto fine con probabile etc. etc.
L'ottavo nano aspetta fino a questo punto per intercettare il mio sguardo. Lui ha idee del tutto diverse e deve essere anche telepate se riesco ad indovinare i suoi suggerimenti senza che egli debba proferire parola.
Ribadisce la sua posizione, afferma che il lieto fine di cui sopra è impensabile; che è disposto a sovvenzionare personalmente il fumetto, a fare anche una battaglia legale per impugnare la storia e strapparla alla società, che conosce i migliori avvocati, che ha i soldi per pagarli e per pagare quelli della controparte affinchè perdano.
Dice tutte queste cose e altre ancora, non dicendo nulla.
Non è che mi faccia un'impressione molto buona. Mi dà la sensazione che se lo assecondassi finirebbe coll'obbligarmi a scrivere la storia che esattamente lui vorrebbe leggere e vedere propinata al pubblico, in cui da un'episodio all'altro a campeggiare sono lui e la sua famiglia. Mi dà anche l'impressione di volermi avvertire che i suoi sono più di semplici suggerimenti. Ecco sì i suoi suggerimenti, i suoi consigli, le sue proposte sono la bambolina esterna di un sistema cinese che cela al suo interno nè più nè meno che intimidazioni. E' come se dicesse: "hai visto? Non ci facciamo frenare dall'uomo col rubino e dalla sua banda di pagliacci, figurarsi se non sappiamo trattare un pesce piccolo come te". E anche : "fai come ti diciamo noi, fai come ti dico io soprattutto, e vedrai che non avrai da preoccuparti di niente".
Mentre, finalmente, mi allontano dall'edificio mi accorgo di non avere poi così sete. Si è fatto tardi e mi attende una notte di lavoro. Penso che se non avessi incontrato l'ottavo nano e non l'avessi fissato negli occhi, avrei avuto di lui un 'immagine diversa e senz'altro migliore di quella che mi porto a casa; penso che forse il mondo di superficie lo ha cambiato rendendolo diverso da quello che era, così come, parlo dello stesso mondo, deve aver cambiato e trasformato il capo: di lui dicono, quelli che l'hanno conosciuto tempo fa, che era un giovane entusiasta, per quanto già allora esageratamente ambizioso. Mi chiedo che senso abbia lasciare un padrone per trovarsene un altro, riflessione degna di Alack Sinner fra l'altro.
Penso anche che comunque vada a finire tutta questa faccenda io sono comunque destinato a perdere: perdo se vince il capo, ma perdo anche se vince l'ottavo nano.
Ma soprattutto penso che abbandonare la costante sorveglianza nei confronti dell'ex Paul Garret da parte dei nani, sia stata un'imperdonabile imprudenza: se mr. Kelly, di fronte ad un'insuperabile difficoltà, avesse soffiato nel notorio fischietto, nessuno di loro avrebbe potuto sentirlo.
A patto che quei signori vestiti da monaci fossero effettivamente i sette nani.
sabato 29 novembre 2008
CARO LETTORE
Caro lettore, chiunque tu sia, ovunque tu sia, se mi hai seguito fino a questo punto, occorrerà ora fare un altro piccolo ulteriore sforzo. Spero verrai a breve ripagato della fatica spesa. Del resto si sà, alla fine tutti i nodi vengono al pettine, ma tale operazione richiede neceseariamente il suo tempo.
Ricorderai che l'uomo col rubino si era fatto un punto di principio che io potessi vedere l'assemblea.
Ricorderai che ha vestito, come una madre puntigliosa e premurosa, i suoi leccapiedi da monaci, per giocarmi uno scherzo, un tiro mancino, che a suo dire meritavo.
Ricorderai anche che, nonostante la mezza promessa di mostrarmi il singolo volto di ogni mio potenziale carnefice, quelli stessi volti sono rimasti fin'ora ben celati da altrettanti cappucci monacali, al punto che, molto probabilmente, avrai avuto il comprensibile sospetto che questi signori siano in realtà i famigerati monaci ombra della chiesa del reverendo Corradine o Brown che dir si voglia.
"Ma come - avrai pensato- non sono tali monaci esseri di fantasia? Personaggi di un racconto a fumetti?"
Non sono la persona giusta per rispondere a questa domanda. Quello che mi preme sottolineare è che questa gente tiene il proprio viso attentamente occultato.
Ricorderai anche, caro lettore, che nel momento critico della votazione a favore del famigerato "lieto fine con probabile prole a carico", prima dell'ingresso dell'ottavo nano, questi signori mascherati si erano alzati quasi tutti in piedi in segno di approvazione.
Solo una manciata di monaci erano rimasti seduti manifestando così una posizione contraria rispetto a quella ampiamente condivisa. Se avessimo contato questi dissidenti avremmo scoperto che erano esattamente in sette.
Il capo, l'uomo col rubino, l'ha fatto.
Capiamoci ... l'ha fatto senza dare nell'occhio, facendo finta di non attribuire importanza alcuna alla cosa, ma , comunque, l'ha fatto.
Quello che ora l'uomo col rubino si sta chiedendo è esattamente quanto segue: "chi sono quei sette tizi?"
Ora devi sapere, caro lettore, che i sette nani non appartengono all'organico degli aventi voto. Sono esterni alla associazione, non hanno quote azionarie nè potere.
Può darsi - pensa il capo - che quei sette dissidenti siano proprio i sette nani. Può darsi che si siano sostituiti a sette aventi diritto e si siano infiltrati in aula.
La cosa più semplice da fare sarebbe quindi di chiedere a loro di palesare la loro effettiva identità, di togliersi il cappuccio, di mostrare il viso.
Se quei tizi fossero realmente i sette nani , così smascherati, altro non potrebbero fare che abbandonare l'aula ; con loro sarebbe anche smascherata la loro impostura.
Perchè allora l'uomo col rubino non intima loro di farsi riconoscere?
Possiamo fare tre ipotesi, almeno a me ne vengono in mente tre.
La prima.
L'uomo col rubino teme che i sette dissidenti siano realmente i sette nani. Teme che non abbiano alcuna intenzione a sottostare ad una democratica votazione. Teme soprattutto che, nascoste sotto i loro sai ,abbiano le loro micidiali picozze e che altro non chiedano che un pretesto per usarle. Insomma smascherarli significherebbe scatenare nel senso proprio del termine una carneficina.
Seconda.
L'uomo col rubino in realtà non è preoccupato dall'identità dei sette dissidenti quanto dal fatto che se questi fossero costretti a mostrarsi sarebbe subito dopo d'uopo che, per una formale questione di trasparenza e per un conteggio appropriato dei voti, anche gli altri monaci avessero a mostrare il loro volto. Se l'uomo col rubino è un collaboratore del reverendo Corradine - Brown o addirittura il reverendo stesso, non ci sarebbe da stupirsi se i suoi simpatizzani, e cioè quasi l'intera platea, fossero monaci mosche. Uno stupido atto intimidatorio nei miei confronti equivarebbe ad un atto di auto-smascheramento dalle disastrose conseguenze.
Terza.
L'uomo col rubino non sa se i sette dissidenti siano o non siano i sette nani. Tuttavia ha fatto un calcolo preciso: sa che se non chiederà loro di mostrare il loro volto, nel computo dei voti - statuto societario alla mano - essi conteranno automaticamente come azionisti del livello più basso. Questa situazione sancirebbe una perfetta parità fra i due gruppi schierati su opposte posizioni: quello dell'ottavo nano coi suoi sette seguaci e quello proprio del capo coi suoi sostenitori.
La soluzione che risolverà il rompicapo mi ricatapulta con un ruolo decisivo entro la mischia.
Ricorderai che l'uomo col rubino si era fatto un punto di principio che io potessi vedere l'assemblea.
Ricorderai che ha vestito, come una madre puntigliosa e premurosa, i suoi leccapiedi da monaci, per giocarmi uno scherzo, un tiro mancino, che a suo dire meritavo.
Ricorderai anche che, nonostante la mezza promessa di mostrarmi il singolo volto di ogni mio potenziale carnefice, quelli stessi volti sono rimasti fin'ora ben celati da altrettanti cappucci monacali, al punto che, molto probabilmente, avrai avuto il comprensibile sospetto che questi signori siano in realtà i famigerati monaci ombra della chiesa del reverendo Corradine o Brown che dir si voglia.
"Ma come - avrai pensato- non sono tali monaci esseri di fantasia? Personaggi di un racconto a fumetti?"
Non sono la persona giusta per rispondere a questa domanda. Quello che mi preme sottolineare è che questa gente tiene il proprio viso attentamente occultato.
Ricorderai anche, caro lettore, che nel momento critico della votazione a favore del famigerato "lieto fine con probabile prole a carico", prima dell'ingresso dell'ottavo nano, questi signori mascherati si erano alzati quasi tutti in piedi in segno di approvazione.
Solo una manciata di monaci erano rimasti seduti manifestando così una posizione contraria rispetto a quella ampiamente condivisa. Se avessimo contato questi dissidenti avremmo scoperto che erano esattamente in sette.
Il capo, l'uomo col rubino, l'ha fatto.
Capiamoci ... l'ha fatto senza dare nell'occhio, facendo finta di non attribuire importanza alcuna alla cosa, ma , comunque, l'ha fatto.
Quello che ora l'uomo col rubino si sta chiedendo è esattamente quanto segue: "chi sono quei sette tizi?"
Ora devi sapere, caro lettore, che i sette nani non appartengono all'organico degli aventi voto. Sono esterni alla associazione, non hanno quote azionarie nè potere.
Può darsi - pensa il capo - che quei sette dissidenti siano proprio i sette nani. Può darsi che si siano sostituiti a sette aventi diritto e si siano infiltrati in aula.
La cosa più semplice da fare sarebbe quindi di chiedere a loro di palesare la loro effettiva identità, di togliersi il cappuccio, di mostrare il viso.
Se quei tizi fossero realmente i sette nani , così smascherati, altro non potrebbero fare che abbandonare l'aula ; con loro sarebbe anche smascherata la loro impostura.
Perchè allora l'uomo col rubino non intima loro di farsi riconoscere?
Possiamo fare tre ipotesi, almeno a me ne vengono in mente tre.
La prima.
L'uomo col rubino teme che i sette dissidenti siano realmente i sette nani. Teme che non abbiano alcuna intenzione a sottostare ad una democratica votazione. Teme soprattutto che, nascoste sotto i loro sai ,abbiano le loro micidiali picozze e che altro non chiedano che un pretesto per usarle. Insomma smascherarli significherebbe scatenare nel senso proprio del termine una carneficina.
Seconda.
L'uomo col rubino in realtà non è preoccupato dall'identità dei sette dissidenti quanto dal fatto che se questi fossero costretti a mostrarsi sarebbe subito dopo d'uopo che, per una formale questione di trasparenza e per un conteggio appropriato dei voti, anche gli altri monaci avessero a mostrare il loro volto. Se l'uomo col rubino è un collaboratore del reverendo Corradine - Brown o addirittura il reverendo stesso, non ci sarebbe da stupirsi se i suoi simpatizzani, e cioè quasi l'intera platea, fossero monaci mosche. Uno stupido atto intimidatorio nei miei confronti equivarebbe ad un atto di auto-smascheramento dalle disastrose conseguenze.
Terza.
L'uomo col rubino non sa se i sette dissidenti siano o non siano i sette nani. Tuttavia ha fatto un calcolo preciso: sa che se non chiederà loro di mostrare il loro volto, nel computo dei voti - statuto societario alla mano - essi conteranno automaticamente come azionisti del livello più basso. Questa situazione sancirebbe una perfetta parità fra i due gruppi schierati su opposte posizioni: quello dell'ottavo nano coi suoi sette seguaci e quello proprio del capo coi suoi sostenitori.
La soluzione che risolverà il rompicapo mi ricatapulta con un ruolo decisivo entro la mischia.
mercoledì 26 novembre 2008
Vi dico la verità: non me lo immaginavo così grosso. Basso sì, ma credevo tutto sommato che non avesse quella mole. E' il solito errore che facciamo in molti quando si parla di nani, pensiamo a quelli di Disney o a quelli da giardino. A dire il vero questo non pare nemmeno un nano, finchè non parla almeno. Non pare tanto un nano per quel costume da lottatore completamente fuori luogo qui all'ultimo piano del garattacielo Renzo Piano a Sydney, sala conferenze.
La voce dicevo, quella lo riqualifica subito come un nano, perchè è profonda e cavernosa e ricorda immediatamente gallerie sotterranee e miniere. E' come se vi chiedessero di tradurre il concetto di miniera in un suono: piccozze al lavoro? Assordanti perforatrici pneumatiche? No credete a me, la voce del nano dice di più e dice meglio.
Ho detto nano? Forse volevo dire il nano.Quale? L'ottavo, naturalmente.
Ovviamente il capo osserva il nuovo arrivato con un misto di disagio, stizza e apprensione. Tutti stati d'animo mal celati. Fra l'altro, ora che i miei occhi si sono riabituati alla luce diurna, posso constatare che non mi ero affatto sbagliato riguardo al look scelto dal capo e relativa descrizione. Non manca nemmeno l'anello rosso rubino che manda sinistri scintilli ad ogni movimento delle mani.
"Non mi aspettavo di vederla" commenta un po' imbarazzato il capo, ma senza scomporsi eccessivamente.
"Certo che nò, maledetto bastardo -tuona il nano- pensavi di fregarmi eh? Di impedirmi di partecipare a questa vostra stupida riunione del ..."
Il capo lo invita a moderare i termini, ma è palesamente a disagio. Deve essere rimasto particolarmente impressionato dal modo in cui, entrando, il nano ha spalmato su parete e pavimento, rispettivamente, le due guardie del corpo che a seguito del mio ingresso si erano evidentemente messe a pattugliare l'entrata della sala.
In effetti anche il costume da lottatore fa la sua porca figura. E la mole; credetemi la mole non è affatto irrilevante.
Il barbuto lottatore non si calma affatto. Ha un tono di voce altissimo e articola il suo atto di accusa fra imprecazioni e bestemmie.
Il capo nega ogni capo d'accusa, confidando che non ci siano prove concrete che lo possano incriminare.
Cosa vuole in sostanza quel dannato minatore?
Il capo lo sa benissimo, ma il nano lo ricorda a lui , a me e a tutta la platea vestita carnevalescamente da monaci. Dice, il nano, puntando e muovendo un dito che ingaggia una traiettoria che ci vorrebbe includere tutti quanti, queste testuali parole:
"Nutro un debito molto serio verso Paul Garret o come diavolo si fa chiamare ora. Non vi libererete di lui in quel modo disonorevole, ridicolo e abusato che chiamate lieto fine e non so cos'altro. No per Dio! Gli tributerete onore e rispetto!L'onore e il rispetto che gli dovete!"
In effetti la platea è sensibilmente impressionata, al punto che si sono riseduti tutti nei loro posti. A guardarli si ha l'impressione che, di fronte alla furia e alle minacce di quel piccolo (d'altezza) uomo muscoloso, vorrebbero tutti scomparire, sprofondare.
Questo depone a favore della loro umanità.: se fossero i veri monaci di Corradine- Brown non tradirebbero sentimenti così umani. Ma forse mi sbaglio.
Ora la palla rimbalza al capo. Il capo, già ve l'ho detto non è uno che si fa impressionare. Certo, ciò non significa che sia spavaldo e sottovaluti i suoi avversari; dico solo che non si fa impressionare, sa il fatto suo. Ed ha una carta da giocare. Una carta vincente, vi direbbe lui. Anzi ad essere precisi sarebbe da scrivere due carte: statuto e numeri.
Statuto:
Lo statuto afferma che in questi casi si procede ad una votazione. Quello che voi non sapete, voi lettori dico, ma che in questa aula sanno tutti, dico proprio tutti è che non tutti i voti sono uguali:
Il voto dell'ottavo nano, che è il maggiore azionista della compagnia - per questo la sua assenza risultava in qualche modo sospetta- vale ancora di più del voto del capo.
Il voto del capo vale molto di più di quello di un azionista normale.
Ci vogliono cioè molti azionisti normali per raggiungere il valore percentuale espresso dal voto del capo.
Fra gli azionisti normali alcune persone risultano più importanti di altre e in proporzione i loro voti.
Direte voi: se l'ottavo nano è il tizio con più potere perchè non fa lui il capo?
Il fatto è che il capo riconosciuto, quello col rubino tanto per capirci, può di solito avvalersi di una maggioranza compatta e fedele.
E, con ciò dicendo, abbiamo anche già spiegato la carta chiamata "numeri".
La voce dicevo, quella lo riqualifica subito come un nano, perchè è profonda e cavernosa e ricorda immediatamente gallerie sotterranee e miniere. E' come se vi chiedessero di tradurre il concetto di miniera in un suono: piccozze al lavoro? Assordanti perforatrici pneumatiche? No credete a me, la voce del nano dice di più e dice meglio.
Ho detto nano? Forse volevo dire il nano.Quale? L'ottavo, naturalmente.
Ovviamente il capo osserva il nuovo arrivato con un misto di disagio, stizza e apprensione. Tutti stati d'animo mal celati. Fra l'altro, ora che i miei occhi si sono riabituati alla luce diurna, posso constatare che non mi ero affatto sbagliato riguardo al look scelto dal capo e relativa descrizione. Non manca nemmeno l'anello rosso rubino che manda sinistri scintilli ad ogni movimento delle mani.
"Non mi aspettavo di vederla" commenta un po' imbarazzato il capo, ma senza scomporsi eccessivamente.
"Certo che nò, maledetto bastardo -tuona il nano- pensavi di fregarmi eh? Di impedirmi di partecipare a questa vostra stupida riunione del ..."
Il capo lo invita a moderare i termini, ma è palesamente a disagio. Deve essere rimasto particolarmente impressionato dal modo in cui, entrando, il nano ha spalmato su parete e pavimento, rispettivamente, le due guardie del corpo che a seguito del mio ingresso si erano evidentemente messe a pattugliare l'entrata della sala.
In effetti anche il costume da lottatore fa la sua porca figura. E la mole; credetemi la mole non è affatto irrilevante.
Il barbuto lottatore non si calma affatto. Ha un tono di voce altissimo e articola il suo atto di accusa fra imprecazioni e bestemmie.
Il capo nega ogni capo d'accusa, confidando che non ci siano prove concrete che lo possano incriminare.
Cosa vuole in sostanza quel dannato minatore?
Il capo lo sa benissimo, ma il nano lo ricorda a lui , a me e a tutta la platea vestita carnevalescamente da monaci. Dice, il nano, puntando e muovendo un dito che ingaggia una traiettoria che ci vorrebbe includere tutti quanti, queste testuali parole:
"Nutro un debito molto serio verso Paul Garret o come diavolo si fa chiamare ora. Non vi libererete di lui in quel modo disonorevole, ridicolo e abusato che chiamate lieto fine e non so cos'altro. No per Dio! Gli tributerete onore e rispetto!L'onore e il rispetto che gli dovete!"
In effetti la platea è sensibilmente impressionata, al punto che si sono riseduti tutti nei loro posti. A guardarli si ha l'impressione che, di fronte alla furia e alle minacce di quel piccolo (d'altezza) uomo muscoloso, vorrebbero tutti scomparire, sprofondare.
Questo depone a favore della loro umanità.: se fossero i veri monaci di Corradine- Brown non tradirebbero sentimenti così umani. Ma forse mi sbaglio.
Ora la palla rimbalza al capo. Il capo, già ve l'ho detto non è uno che si fa impressionare. Certo, ciò non significa che sia spavaldo e sottovaluti i suoi avversari; dico solo che non si fa impressionare, sa il fatto suo. Ed ha una carta da giocare. Una carta vincente, vi direbbe lui. Anzi ad essere precisi sarebbe da scrivere due carte: statuto e numeri.
Statuto:
Lo statuto afferma che in questi casi si procede ad una votazione. Quello che voi non sapete, voi lettori dico, ma che in questa aula sanno tutti, dico proprio tutti è che non tutti i voti sono uguali:
Il voto dell'ottavo nano, che è il maggiore azionista della compagnia - per questo la sua assenza risultava in qualche modo sospetta- vale ancora di più del voto del capo.
Il voto del capo vale molto di più di quello di un azionista normale.
Ci vogliono cioè molti azionisti normali per raggiungere il valore percentuale espresso dal voto del capo.
Fra gli azionisti normali alcune persone risultano più importanti di altre e in proporzione i loro voti.
Direte voi: se l'ottavo nano è il tizio con più potere perchè non fa lui il capo?
Il fatto è che il capo riconosciuto, quello col rubino tanto per capirci, può di solito avvalersi di una maggioranza compatta e fedele.
E, con ciò dicendo, abbiamo anche già spiegato la carta chiamata "numeri".
mercoledì 19 novembre 2008
"E' ridicolo, grottesco, assurdo!"
Mi si è sciolta la lingua; come talvolta mi capita l'immedesimazione con quel disgraziato di Ned Kelly risulta fugace, ma intensa; istantanea, ma totale. Lui parla per mezzo di me.
Dicevo che non accade molto spesso, ma quando accade il fatto ha la forza dirompente di una mareggiata.
Willie White ha interrotto la sua opera di pittura -straordinaria al buio. Le mani brillano, ma sono ferme. Sento su di me lo sguardo furioso del capo e quello dei leccapiedi che ha riunito alle mie spalle. Ecco cosa sembrano: un plotone di esecuzione con me messo dalla parte sbagliata, pronto a farmi sparare dritto nella schiena.
"Eì un'autentica stronzata"aggiungo.
Non accade molto spesso, dicevo e non dura mai a lungo. Giusto il tempo di ribadire il concetto e torno in me, pienamente in me, assolutamente in me.
Nessuno mi spara. Il breve attimo di silenzio è interrotto dalla voce calma e risoluta del capo. Le sue parole sono accompagnata dal crescere di una luce sempre più violenta e sempre più forte, più intensa, al punto che ferisce gli occhi, dà disagio fisico, provoca fitte alla testa.
Un trucco ben congegnato, una tempistica perfetta. Il capo ha finalmente premuto il bottone che rimuove i pannelli oscuranti dalle finestre. E' il tempo della votazione, il tempo del confronto e quel becero maestro di cerimonie senz'anima desidera che io possa vedere i volti dei carnefici, uno per uno.
Oltre al suo, ben inteso.
Il capo dice: "Che lei sia o non sia d'accordo con l'opzione del lieto fine colla prole a carico, non ha importanza. C'è qui un'assemblea, seduta alle sue spalle, pronta a votare. L'assemblea è stata convocata, secondo statuto, per esprimere un verdetto. La domanda che io pongo loro ,ora, formalmente è se condividono la proposta del lieto fine nelle modalità sopra proposte e illustrate. Faccio presente che il nostro statuto non contempla la possibilità che lei incida sull'esito della votazione, detto altrimenti il suo voto è nullo.
"Chi è favorevole alla mia proposta si alzi in piedi" dice il capo rivolto al suo pubblico e poi rivolto a me, con un tono di voce meno alto, ma sufficientemente alto da poter essere comunque sentito da tutti ,mi consiglia di girarmi e di non perdermi la scena.
In effetti la scena ha un suo perchè. I cento e più sedili dell'aula-conferenze sono occupati da un centinaio di...monaci. Sì signori, proprio così, tutti in saio, con tanto di cappuccio a coprire teste e celare visi; alla faccia della presunta trasparenza. Eccoli lì i monaci di Corradine... da non crederci. E perchè poi? Quale il senso di questa perfetta buffonata?
Particolare aggiuntivo non irrilevante: i monaci sono tutti in piedi.
A voler essere precisi dovrei dire quasi tutti; ce ne è in effetti una manciata rimasta seduta: immobil come delle statue di sale, tanto immobili da parere finti
"Spero che avrà apprezzato questa mia piccola messa in scena" commenta il capo sorridendo e strofinandosi le mani. Dice che era il minimo che potesse fare. Una piccola soddisfazione per riaversi di tanti problemi creatigli da me e Ned Kelly. Dice che dal colorito bianco assunto dal mio volto il suo scherzetto ha sortito l'effetto voluto. Mi chiede se ho paura. Dice che i monaci in fondo sono mie creature e che temerli da parte mia equivale a temere me stesso. Mi consiglia un'analista. Poi cambia tono e insinua che la messa in scena è finalizzata a sdrammatizzare una faccenda che io, secondo lui, sto prendendo troppo seriamente e personalmente; è il tentativo di vivere in modo carnevalesco quella che altrimenti io trasformerei in una piccola, rancorosa tragedia privata.
Dice anche che può darsi che tutti loro siano accoliti e simpatizzanti del Reverendo Corradine e che questo è il suo e il loro modo per dirmi che questa storia che io ho portato fin troppo oltre non si ha da scrivere.
O forse semplicemente l'azienda ha deciso di lanciare un nuovo stile, una nuova moda, ricchi gadget e cotillon.
Insomma parla molto per non dire niente.
Finchè qualcuno, dall'esterno, con molto fragore e scarsa educazione, abbatte la porta.
Mi si è sciolta la lingua; come talvolta mi capita l'immedesimazione con quel disgraziato di Ned Kelly risulta fugace, ma intensa; istantanea, ma totale. Lui parla per mezzo di me.
Dicevo che non accade molto spesso, ma quando accade il fatto ha la forza dirompente di una mareggiata.
Willie White ha interrotto la sua opera di pittura -straordinaria al buio. Le mani brillano, ma sono ferme. Sento su di me lo sguardo furioso del capo e quello dei leccapiedi che ha riunito alle mie spalle. Ecco cosa sembrano: un plotone di esecuzione con me messo dalla parte sbagliata, pronto a farmi sparare dritto nella schiena.
"Eì un'autentica stronzata"aggiungo.
Non accade molto spesso, dicevo e non dura mai a lungo. Giusto il tempo di ribadire il concetto e torno in me, pienamente in me, assolutamente in me.
Nessuno mi spara. Il breve attimo di silenzio è interrotto dalla voce calma e risoluta del capo. Le sue parole sono accompagnata dal crescere di una luce sempre più violenta e sempre più forte, più intensa, al punto che ferisce gli occhi, dà disagio fisico, provoca fitte alla testa.
Un trucco ben congegnato, una tempistica perfetta. Il capo ha finalmente premuto il bottone che rimuove i pannelli oscuranti dalle finestre. E' il tempo della votazione, il tempo del confronto e quel becero maestro di cerimonie senz'anima desidera che io possa vedere i volti dei carnefici, uno per uno.
Oltre al suo, ben inteso.
Il capo dice: "Che lei sia o non sia d'accordo con l'opzione del lieto fine colla prole a carico, non ha importanza. C'è qui un'assemblea, seduta alle sue spalle, pronta a votare. L'assemblea è stata convocata, secondo statuto, per esprimere un verdetto. La domanda che io pongo loro ,ora, formalmente è se condividono la proposta del lieto fine nelle modalità sopra proposte e illustrate. Faccio presente che il nostro statuto non contempla la possibilità che lei incida sull'esito della votazione, detto altrimenti il suo voto è nullo.
"Chi è favorevole alla mia proposta si alzi in piedi" dice il capo rivolto al suo pubblico e poi rivolto a me, con un tono di voce meno alto, ma sufficientemente alto da poter essere comunque sentito da tutti ,mi consiglia di girarmi e di non perdermi la scena.
In effetti la scena ha un suo perchè. I cento e più sedili dell'aula-conferenze sono occupati da un centinaio di...monaci. Sì signori, proprio così, tutti in saio, con tanto di cappuccio a coprire teste e celare visi; alla faccia della presunta trasparenza. Eccoli lì i monaci di Corradine... da non crederci. E perchè poi? Quale il senso di questa perfetta buffonata?
Particolare aggiuntivo non irrilevante: i monaci sono tutti in piedi.
A voler essere precisi dovrei dire quasi tutti; ce ne è in effetti una manciata rimasta seduta: immobil come delle statue di sale, tanto immobili da parere finti
"Spero che avrà apprezzato questa mia piccola messa in scena" commenta il capo sorridendo e strofinandosi le mani. Dice che era il minimo che potesse fare. Una piccola soddisfazione per riaversi di tanti problemi creatigli da me e Ned Kelly. Dice che dal colorito bianco assunto dal mio volto il suo scherzetto ha sortito l'effetto voluto. Mi chiede se ho paura. Dice che i monaci in fondo sono mie creature e che temerli da parte mia equivale a temere me stesso. Mi consiglia un'analista. Poi cambia tono e insinua che la messa in scena è finalizzata a sdrammatizzare una faccenda che io, secondo lui, sto prendendo troppo seriamente e personalmente; è il tentativo di vivere in modo carnevalesco quella che altrimenti io trasformerei in una piccola, rancorosa tragedia privata.
Dice anche che può darsi che tutti loro siano accoliti e simpatizzanti del Reverendo Corradine e che questo è il suo e il loro modo per dirmi che questa storia che io ho portato fin troppo oltre non si ha da scrivere.
O forse semplicemente l'azienda ha deciso di lanciare un nuovo stile, una nuova moda, ricchi gadget e cotillon.
Insomma parla molto per non dire niente.
Finchè qualcuno, dall'esterno, con molto fragore e scarsa educazione, abbatte la porta.
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